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LA NAVE VIVENTE di Massimo Renaldini, Rezzato (BS)


Nelle malfamate taverne del porto di Almiria, così  come nelle sue eleganti 
locande di lusso, di tanto in tanto si può sentire parlare della leggendaria nave 
“Gaergalath”. 
Si dice che questa nave elfica solchi i mari e gli  oceani per molte lune, e che 
attracchi solamente una volta all’anno, presso gli  Scogli della Madre, per 
sostituire il marinaio più anziano della ciurma con un giovane elfo apprendista. 
I suoi marinai hanno la pelle inaspettatamente scura, insolita per gli elfi (che in 
genere hanno la carnagione candida come la neve), a causa dell’esposizione 
costante al sole e al riverbero del mare. Ma la particolarità che ha reso famosa 
questa nave è un’altra: gli alberi dell’imbarcazione non sono di semplice legno, 
ma sono composti da veri e propri tronchi, di piante vive e vegete, che crescono e 
germogliano sotto la costante cura dei marinai-coltivatori. La Gaergalath non ha 
vele di stoffa: le sue vele sono le centinaia di piccole foglie che stormiscono al 
vento, e che la sospingono sul mare con insospettabile rapidità. 
I suoi ponti sono coperti di erba verde, e la stiva sotto agli alberi maestri è colma 
di terra. Interi stormi di uccelli nidificano sulla nave e viaggiano insieme agli elfi, 
da cui sono nutriti e accuditi, e che forniscono il concime necessario per nutrire 
le piante. Ci sono marinai incaricati unicamente di togliere il sale dai rami e dalle 
foglie degli alberi, altri che curano i prati e gli uccelli, e altri ancora che coltivano 
frutta e ortaggi, per sfamare l’intera ciurma.  
Ad ogni solstizio, gli elfi chiedono ad alcuni pesci di sacrificarsi, e celebrano un 
grande banchetto in onore dei loro dei, al di sotto delle fronde dei maestosi 
alberi. 
Persino gli uccelli rinunciano ad alcune uova, donandole ai marinai, in cambio 
delle loro attenzioni. 
Ma la leggenda vuole che, molti decenni fa, i volatili abbiano letteralmente 
salvato la nave dall’arrembaggio, quando venne inseguita dai temibili e spietati 
corsari mori della città nascosta di Kedhjna. L’imbarcazione elfica era appena 
uscita da una terribile burrasca, e molti elfi avevano perso la vita per portare in 
salvo i nidi che altrimenti sarebbero stati scagliati nel mare. Con una ciurma così 
ridotta, la paleria a pezzi e lo scafo danneggiato, la nave elfica non poteva 
manovrare a piacere e i corsari guadagnavano facilmente terreno. Fu così che gli 
uccelli, capito il pericolo, ricambiarono il favore e volarono verso i vascelli 
nemici, tagliando con i loro becchi aguzzi le robuste funi che reggevano le vele 
degli inseguitori, facendole cadere in mare. In questo modo l’arrembaggio fu 
evitato e la Gaergalath riuscì a fuggire. 
Quindi, se un giorno solcherete i mari e – proprio in mezzo all’oceano – magari 
scorgerete una foglia di quercia posata delicatamente sull’acqua, o una leggera 
piuma d’uccello che viene trasportata dal vento, non potete sbagliare: la 
Gaergalath vi ha appena preceduto, solcando le onde con il suo piccolo e florido 
bosco viaggiante.

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Franco PICCININI
347 8062956
mailto:8062956fpicci@hotmail.com


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