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Visualizzazione dei post da Aprile, 2012

PEDRO JARAS E IL REGALO DI DIO di Antonio Blunda, Palermo

C’è un piccolo paese in Spagna, così piccolo che di esso non si ha quasi mai memoria nel ricordarlo sulle carte geografiche. Quasi un puntino che s’intravede appena, dove dimorano pochissime anime, si vive di poche risorse, e di tanta, tanta buona volontà, quanta ne basta a sperare che tutto migliori. E’ vicino al mare, vive del mare. Confida nel mare. La vita vi scorre tranquilla, e tale sarebbe rimasta in tutto questo tempo s’io stesso non avessi udito con le mie orecchie di ciò che accadde ad alcuni pescatori e del fatto miracoloso che vi avvenne tanti anni or sono.
Ora è a te che lo racconto, Manuel, ed anche tu un giorno, so che lo racconterai.
*****     *****     ***** Le piccole lucciole danzarono ritualmente insieme ai moscerini, come in preda ad un valzer ubriaco tra la terra e gli alberi altissimi, quando Pedro salì in barca e la luna spuntò appena sul pelo dell’acqua, morbida e affilata. Era una notte bellissima, da lasciare storditi, di quelle con un cielo di cartapesta e salsed…

LEI SOGNAVA DI NUOTARE CON I DELFINI di Brunella Severino, Benevento

Non aveva un bel ricordo di quella vacanza a Rimini all’età di 8 anni. Erano partiti con zia Maria, l’ultima sorella di sua madre, e nonostante la folla di cugini e di parenti sopraggiunti che abitavano in zona, lei non si divertì affatto. Perchè? Perché il mare Adriatico era pieno di alghe a riva ,così tante che si vedeva solo un tappeto chilometrico verde scuro. Lei era terrorizzata dall’entrare in acqua ed opponeva resistenza a sua sorella che provava in tutti i modi a convincerla. Un sua amichetta le aveva raccontato che nella sabbia si nascondevano le tracie: orribili pesci che ti mordevano il piede, che si gonfiava e faceva così male che te lo dovevano amputare! ”No, non voglio fare il bagno! Urlava, fino a quando si rassegnavano tutti, familiari e parenti , dopo i falliti espedienti per farla bagnare, e lei finalmente poteva starsene in pace a giocare con secchielli e formine, al sicuro del suo ombrellone. L’unico ricordo straordinario di quella estate, fu la visita all’acquari…

SCRIGNO di Veronica Notaro, Squinzano (LE)

Nicole scriveva sulla riva e si indispettiva nel vedere il mare portare via ogni parola, o meglio, vista
la tenera età, ogni segno tracciato gioiosamente, pensando che potesse rimanere là sino all’estate
successiva.  
E seguiva lo sguardo tenero del nonno che, per non farla rimanere troppo male, la invitava a
scrivere di nuovo.
Ma questo non era il solo “gioco da mare”. Si divertiva a farsi acciuffare dalle onde, si lasciava
trascinare lievemente dall’acqua limpida e bassa. Ci guardava dentro, nella speranza di vederci
sguazzare qualche pesciolino color argento. Ma quelli si avvistavano più avanti, dove le era
consentito avventurarsi soltanto dando la “manina” al nonno.
Spesso quando l’acqua cristallina le raggiungeva il pancino, si ritraeva, e decideva di tornare
indietro e inventare nuovi giochi.
E così, come di consueto, preparava polpette di sabbia per i cugini più grandi che, per farla
contenta, facevano finta di mangiarle ma, non appena lei si distraeva nella preparazione e
nel…

VITAMARE di Natalia Marraffini, Osnago (LC)

Sabbia tiepida sotto la schiena. Ammiro il cielo da questa riva ascoltando le onde
carezzare la spiaggia. Suono familiare. Lo stesso di quel giorno, su quegli scogli. Sale
sulle labbra e lui al mio fianco. Quanto lo desideravo. L'acqua rabbiosa si scagliava
contro le rocce, su quel tiepido ruggito il nostro primo bacio.
Il sole pigro mi scalda. Oggi, anni lontani da quegli scogli. Attendo. Le onde mormorano
la loro presenza e ogni tanto mi schizzano i piedi. Gocce gelide, puntini di luce sulla
pelle. Le stesse di quella sera, di ragazza e incoscienza. Un falò sulla spiaggia, gli amici
di sempre, un'alba d'argento ci invitava a vivere la notte. Alcuni di noi si spogliarono,
anche io con la mia folle amica Iv. Mano nella mano indossando solo indumenti intimi
corremmo sfrenate verso quell'orizzonte liquido. Lo stesso gelo che mi schizza ora mi
pervase. Le stesse gocce che adesso, forse, si prendono gioco della mia pazienza
apparente.
Quella sera, più tardi, accanto al fu…

IL MARE D'AUTUNNO di Lorenzo Spurio, Jesi (AN)

Il mare era scosso da grandi cavalloni che, una volta giunti in prossimità della riva, producevano degli schizzi d’acqua fredda. A quel punto si trasformavano in una densa schiuma bianca che sembrava producesse uno strano ronzio. Solo allora il mare sembrava risucchiare l’acqua verso di sé, per poi ritornare a muoversi secondo il suo moto burrascoso. Era una giornata autunnale e non faceva particolarmente freddo. Il cielo era celeste, un celeste quasi grigio. Circa sopra alla mia testa potevo scorgere una linea diagonale bianca fumosa prodotta da un aereo in volo. Vedendola, la prima cosa che mi venne da pensare, fu che qualcuno, non so come, si fosse impegnato nell’impossibile impresa di dividere in due il cielo. Tuttavia, quando tornai a rialzare la testa per vedere la linea, mi resi conto che stava scomparendo lentamente e per un attimo cercai di immaginare la costernazione di colui che aveva diviso il cielo in due metà per il fracasso del suo progetto. Il cielo della zona dove abi…

L'ULTIMO CANTO DELLA SIRENA di Renato Lopresto, Roma

Quando riaprì gli occhi, disteso bocconi sul fondo, sentì che la barca veniva sospinta dal mare
morto: l’ondulazione era lenta, le onde lunghe e stracche. Era il segno che il fortunale era ormai
passato. Prese così coscienza che non pioveva più.
  La testa e tutte le ossa gli dolevano; si girò su un fianco e la luce l’abbagliò, obbligandolo a farsi
schermo col palmo della mano. Il sole era dunque già alto; ma sulla fronte sentiva arrivare un
venticello fresco. Era la brezza di nordovest, che da poppa spingeva la barca dolcemente. Si mise in
ginocchio e cadde in avanti sulle mani; aiutandosi con quelle, raggiunse a fatica l’estremità
anteriore. Riuscì a sollevare il busto e s’appoggiò a peso morto con gli avambracci sul banco di prua
a scrutare l’orizzonte.
  Vide il profilo della costa che si stagliava nitido e solenne. La riconobbe subito e un brivido, che
non era solo di freddo, l’invase e a intervalli ravvicinati lo scosse.
Come tutti i pescatori e i marinai, Angelo s’era sempre t…

L'ETIENNE di Roberto Cipolato, Funo di Argelato ( BO )

Il vento  arrivò all’improvviso da ovest, foriero di tempesta. Il cielo terso cambiò  presto umore
lasciando spazio a torreggianti  cumulo nembi  che si ammassarono minacciosi all’orizzonte
come un armata prima della battaglia.  Il vecchio guardò  i gabbiani  sfilare sotto le nuvole scure
e puntare   verso la terraferma. Gocce    di pioggia gelida   miste a grandine presero a flagellare
il  ponte di legno   della vecchia   goletta. A  dispetto degli anni  Jules salì con agilità sul
castello di prua dell’Etienne reggendosi sulla  scotta della grande vela aurica. Non  sembrava
preoccupato mentre guardava verso il largo, una vita passata in  mare   ti prepara sempre al
peggio. Aveva alle spalle  quarant’anni di esperienza  nella marina militare francese ed alle
tempeste era preparato. Attorno agli occhi  profonde rughe striate gli davano la tipica
espressione da vecchio lupo di mare, regalo di una vita   trascorsa  strizzando lo sguardo  al
riverbero del sole. Molti anni prima, quand…

LA SCOGLIERA di Luigia Pergola, Montesilvano (PE)

Anna è ferma sulla scogliera. E’ buio intorno a lei. In basso le onde la chiamano. Leo non
verrà. Quel pomeriggio suo padre era stato chiaro, non voleva più vederlo con sua figlia e
lui era quasi morto di paura. Anna è arrabbiata. Ha solo quindici anni, è innamorata di
Leo, ma suo padre le impedirà di vederlo ancora. Fissa l’acqua profonda. Medita di
lanciarsi. Così la farà finita con tutto. Tira un ampio respiro e l’odore di salsedine le
riempie le narici. Sente che il mare la ascolta e le risponde con la sua spuma che le bagna
i piedi. Il mare l’ha sempre ascoltata, come quelle notti in cui da piccola in Albania correva
in spiaggia e guardava l’orizzonte convinta che lì ci fosse una terra invisibile.
Quella terra era sempre stato il sogno di suo padre. La chiamava l’Europa democratica e
civile. In tanti avevano già pagato per fare quel viaggio della speranza e prima o poi anche
lui l’avrebbe fatto, lo ripeteva sempre più spesso. Allora lui lavorava al porto sui
pescherecci, vedeva …