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Visualizzazione dei post da Marzo, 2012

AL DI LA' DELL'ORIZZONTE di Gloria Venturini, Lendinara (RO)

“Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti…
… mi porto un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità…
… ce ne andiamo come siamo venuti”

NAZIM HIKMET




Era un giorno settembrino al calar della sera, l’aria ancora tiepida. Mi trovavo seduta sopra un grosso ramo arenato sulla spiaggia, con lo sguardo agganciato al tramonto, sospeso tra il cielo e l’oceano, pronto a raccogliere briciole d’infinito per delimitare almeno un poco il mio incerto orizzonte. Ascoltavo in silenzio il mormorio del mare, la voce delle onde che ricamava la battigia. I miei pensieri solitari s’impigliavano nel volo dei gabbiani per portare l’ombra dei ricordi lontano dalla mente, per disperdere il dolore delle memorie. Il buio cominciava ad avvolgere ogni cosa col suo manto nero. La luce del faro accendeva un punto nell’oscurità. Una giornata difficile quella di oggi, proprio come quella di ieri. Mi sentivo un tutt’uno con l’acqua, insicura e instabile, arrabbiata e p…

New York - Faial (Azzorre) con Vittorio Malingri

Non ci sono parole per descrivere il clima che si è instaurato a bordo di Elmo's Fire durante la navigazione che, tra giugno e luglio dello scorso anno, ci ha portati da New York alle Azzorre. Duemilatrecento miglia circa, sedici giorni, nei quali si sono succedute tutte le bizzarrie del meteo. Questo è il fotoracconto del viaggio, con la colonna sonora che realmente ci ha fatto compagnia. Credo che descriva bene quello che abbiamo vissuto.  Un grazie di cuore alla crew, all'Oceano, e al grande "Ugo".



LA SEDIA SUL MARE di Veruska Vertuani, Aprilia (LT)

E’ l’alba.
Mi stai guardando andare via, lo sento dal freddo che fa sussultare le mie scapole.
I tuoi occhi di ghiaccio si stampano sulla mia pelle bollente, tento di non pensarci
mentre slaccio i sandali.
Sulla battigia c’è una sedia rivolta verso il mare. La risacca la lambisce lievemente,
il ricamo delle onde dipinge la sabbia degli stessi colori del marmo.
Sembra che il cielo l’abbia abbandonata lì solo quando sicuro che me ne  fossi
accorta, visto che intorno non ci sono neppure impronte di gabbiani; intuire che è
stata messa  per  uno scopo preciso, vedere che l’orizzonte mi si srotola innanzi
come un telo da cinema, fa diventare riverenti i passi che faccio per raggiungerla.
Ho paura di rovinare la perfezione di questo attimo. Ripetere gli errori.
Scosto il vestito, mi siedo. Lo sapevo che il tempo impiegato a sceglierlo sarebbe
stato accartocciato dall’indifferenza con la quale mi hai guardata, ma stanotte
volevo sentirmi bella, fosse anche solo per me.
Il primo fotogramma a …

L’ANIMA ERRANTE di Valentina Mattia, Cuneo

"Ti racconto il mare..." mi ripeteva sempre il nonno lungo il porto di Civitavecchia che, per 
molti secoli, aveva rappresentato il fulcro degli scambi e dei contatti tra i popoli dell’antico “Mare
Nostrum” e che ancora oggi si configurava come punto nodale del moderno traffico passeggeri e
merci a livello europeo e internazionale. A distanza, adesso, di circa cinque anni qualcosa era
cambiato. Intendiamoci il porto era rimasto quello di sempre, trampolino di lancio e foriero di lauti
guadagni. La mia vita e quella del nonno, invece, era cambiata. Il nonno non c’era più. Ed io…
Immobilizzata in un letto d’ospedale, con un respiratore artificiale che manteneva inalterate le gravi
condizioni della mia salute, quelle parole pronunciate cinque anni fa dal mio adorato nonno
sembravano insistentemente entrare nel vortice inaccessibile della mente ancorata nel più profondo
abisso del coma.   Di quello stato che non era né vita né morte, ma un riassunto di essi, uno
specchio di ciò …

FINE DI UN INCANTO di Laura Ardito, Palermo

Le stelle della sera galoppavano d’incanto, facendo invidia alla luna che
sfumava languida e immobile su se stessa. Tadzio non aveva mai visto tante
stelle cadenti in vita sua; e in una sola sera era arrivato a contarne tredici di
scie luminose di polvere d’oro. Cadevano dolci da una parte all’altra del cielo,
facendo chiarezza e luce per un solo secondo.
Quando il via vai di stelle sembrò essersi placato, Tadzio accese una
sigaretta interrompendo l’incanto naturale. Il collo del giubbotto era alto fin
sopra le orecchie e le mani gelate dormivano dentro le tasche.
La barca era ferma da un pezzo, il mare sembrava olio nero pronto a
ingoiare, la gente accanto solo un contorno bisbigliante di voci pronte a
godersi lo spettacolo. Quando venne fuori dal mare la prima scintilla il
paesaggio si fece tetro, oscuro e incantevole; l’incandescenza del fuoco,
eruttato dalla crosta sul mare, si mostrò in tutta la sua ferocia; la lingua di
Tadzio venne fuori da sola per lo stupore, il paesaggio si…

LA VOCE DELLA SIRENA di Angela Maria Amico, Caltanissetta

Sotto l'albero d'olivo nodoso e storto all'angolo della casa del custode della tonnara, in una
notte di luna piena, Nicola e sua moglie trovarono un fagotto, e nel fagotto una neonata con gli
occhi aperti. Non chiudeva gli occhi, e non piangeva; guardava il custode e sua moglie con
un'espressione adulta e seria, quasi volesse studiare visi e mosse, prima di giudicare. I suoi capelli
chiari erano ricci, come acconciati col ferro caldo, ed erano anch'essi adulti, rigogliosi. La portarono
dentro casa, e la bimba accettò con serena condiscendenza il calore e gli indumenti asciutti che la
moglie del custode le offriva. Donna Marastella, a sua volta, accolse senza sorpresa né stupore quel
ritrovamento; piuttosto si sentiva al contempo sollevata e grata al cielo per quella maternità che era
arrivata di notte, dopo anni di grembo sterile e di lacrime ingoiate insieme ai rimedi casalinghi e alle
preghiere a Sant'Antonino, lui che libera il mare dai pesci cattivi e che …

RADICI di Mariagrazia Nemour, Borgiallo (TO)

Gli schizzi sono freddi. E il freddo a volte brucia.
Il mare è denso e muove la coda di continuo. Un animale sempre all’erta.
Questo, è il mare più bello in assoluto. Almeno tra quelli che ho visto io.
Quando il mare ti entra nel cuore, allaga tutto; mettiti tranquillo perché avrai i piedi bagnati per tutta
la vita. Così, diceva mio padre.
La costa di Lampedusa è bianca, occhieggia da lontano. La roccia sa dove aprire la braccia e farti
attraccare.
Non sembra poi tanto lontana la mattina in cui partii.
C’erano gli stessi schizzi freddi di mare.
Fu l’alba in cui conobbi la paura e le feci spazio sotto la giacca rattoppata con lo spago. Ancora me
la porto dentro, insieme al mare.
Lasciai mia figlia abbracciata a una bambola di stoffa. Addormentate, entrambe.
E lasciai mia moglie; piangeva lacrime secche sotto le palpebre tremanti, chiuse a forza. Non riuscii
a salutarla. Me ne andai di notte.
Solo mio padre mi accompagnò al molo. Lo sento ancora il suo abbraccio sulle spalle. Forse se …

LA DAMA SMARRITA di Giacomo Rossettini, Arzignano (VI)

Okay, me l’ero cercata. Il capitano Shogen mi aveva detto
chiaramente di non mettere piede in sala macchine, ma come mio
solito non ho voluto prestargli ascolto. Philip Shogen,
soprannominato Zeus per il suo ricorrente “tuoni e fulmini” tipico
della gente che solca più il mare che le gambe della propria moglie,
si arrabbiò a tal punto da svelare qualche vena pulsante sulla tempia.
Non lo avevo mai visto così furibondo. L’esplosione era stata forte,
ma io vi giuro che non c’entravo nulla. Ivan Ross, mio padre, era
accorso immediatamente per assicurarsi che stessi bene, e soprattutto
per togliermi dalle grinfie del capitano.
«Sono sicuro che sia stata lei, tuoni e fulmini!» sbraitò Zeus
sputacchiando da tutte le parti, tanto che il berretto da ufficiale di cui
andava tanto fiero rischiò seriamente di cadere in acqua. Io piangevo,
sicura di essere dalla parte della ragione. La caldaia non era esplosa
per colpa mia, io volevo solo vedere come funzionavano tutti quei
congegni strani che fa…

IL MARE IN TASCA di Ida Giugnatico, Paola (CS)

La pioggia batteva forte sull’impermeabile giallo di Brizio e lo sciabordio delle onde agitava la sua barca di qua e di là, in mezzo al mare. Altri al suo posto sarebbero stati agitati o nervosi, ma lui no. E del resto il maltempo era stato annunciato dal bollettino meteo di quella mattina. Brizio era solito seguire il ritmo del mare in ogni sua variazione e ripetizione, come un danzatore si lascia attraversare dalle note sulle quali sta ballando.
«Chissà che riuscissimo a salvarci le chiappe anche stavolta!» - imprecava suo fratello dall’estremità della barca.
Enzo nella vita faceva l’impiegato contabile. Passava le giornate in ufficio tra le scartoffie e questo, a dire il vero, gli piaceva molto: era stato sempre un tipo mansueto di carattere, odiava gli imprevisti ed adorava pianificare ogni cosa. Quel pomeriggio aveva litigato con la moglie Mirella, e, come tutte le volte in cui si prendevano a male parole, aveva chiesto al fratello se poteva accompagnarlo a pescare. Brizio aveva…