venerdì 1 giugno 2012

SCRIVERTI di Sara Malpetti, Varese


Mi è sempre stato detto che di notte l’acqua del mare è calda e morbida e che infilarvi dentro un piede è come sentire un piacevole solletico sulla pelle.
A Buolouris, di notte, l’acqua del mare è fredda.
A piedi nudi, con le scarpe in mano, sono entrato lentamente nel mare fino a quando l’acqua arrivava alle mie ginocchia. Speravo di sentire quel solletico caldo, di rabbrividire dolcemente dentro me, ma soltanto un tremore freddo ha percorso il mio corpo.
Sono stato qualche secondo con le gambe immerse in mare, immobile. L’acqua mi accarezzava.
Poi ho iniziato a camminare.
L’acqua scivolava tra le dita dei miei piedi. La guardavo. Era limpida.
Ho provato a calpestarla ma non ci sono riuscito. L’acqua si muoveva dolcemente sopra i miei piedi, mentre io continuavo a guardarli –i miei piedi nudi, che si muovevano in quell’acqua salata di mare.
Guardavo i miei piedi accarezzati dall’acqua. E pensavo a te.
Sulla sabbia umida, fuori dall’acqua, i miei piedi lasciavano orme. Mi sentivo leggero. Leggero e libero.
Ho camminato sulla sabbia ascoltando il rumore del vento, il rumore del mare.
Ho respirato il profumo di pace, il profumo dell’acqua che sapeva dei tuoi occhi.
Ho pensato a te. Il tuo nome mi è stato urlato nella testa.
Ora tutto è finito. Tutto mi è scivolato sulla pelle come l’acqua del mare sui miei piedi, e si è allontanato da me.
La tua voce calma, la tua vita senza me. Tutto è passato.
Non importa. Ormai sei soltanto un ricordo.
Ho inseguito le onde calme del mare, camminando. Un passo, poi un altro sulla spiaggia umida.
Sapevo che l’onda che mi bagnava i piedi forse non me li avrebbe bagnati mai più, forse sarebbe stata sommersa da un’onda più veloce, catturata e poi sarebbe tornata indietro nel mare, oppure semplicemente si sarebbe adagiata sulla spiaggia –facendola diventare ancora più umida.
Non importava. Era bello pensarlo.
Un passo più veloce, poi un altro. Ho iniziato a correre verso il mare. Inseguivo quelle onde che continuavano a rincorrersi, che calpestavano la spiaggia umida, che cancellavano le mie orme.
Un passo, poi un altro nel mare. Rincorrevo le onde.
Le rincorrevo, anche se sapevo che mai le avrei inseguite come loro si inseguivano, veloci, imperterrite, sicure.
E continuavo a rincorrerle.
Un passo, poi un altro verso il mare, sempre con la speranza di catturarle, anche solo per qualche istante.
Rincorrevo le onde. Anzi, correvo nelle onde. E le guardavo, le osservavo, le catturavo -e mi ritrovavo a nuotare in un mare di ricordi.

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