martedì 29 maggio 2012

TI RACCONTO IL MARE di Genovese Lorenzo, Torino


Mi trovavo a sonnecchiare sul divano di casa, era un soleggiato pomeriggio di luglio, la luce filtrava tra le
persiane semi abbassate del salone e intorno a me tutta la casa dava l’impressione di riposare, i colori caldi
che mi circondavano e il rumore degli spruzzatori d’acqua  immersi nel verde del  giardino suscitavano una
profonda pace.
Sarei potuto uscire se avessi voluto,  la giornata era stupenda e Daniel era fuori che scorrazzava con la sua
nuova  bicicletta ormai da un po’. Gliel’aveva regalata sua zia, quella che viveva ormai da anni  tra le
affascinanti vette dei monti Kajak,  “la mia seconda mamma” l’apostrofava sempre Giorgio e nonostante
non si vedessero spesso, tutti conoscevamo l'affetto che li univa.  Ora che ci penso, l’ho sempre sentita
chiamare così e credo sia proprio quello il suo vero nome: "la mia seconda mamma"
Venivamo qui tutti i week  end quando cominciava la “bella stagione”, non conosco bene il significato di
questo modo di dire “bella stagione” , fatto stà che da quando il sole si faceva caldo fino ai primi venti di
pioggia tutta la famiglia ogni  fine settimana si trasferiva tra il verde delle valli di Sanzo. Il giardino circonda
tutta la casa , è decorato da piccole aiuole colorate di profumatissimi fiori; e' Mary che se ne occupa. Io
quando ancora ero un cucciolo adoravo scorazzarci dentro non curante dei vigorosi rimproveri che mi
spettavano non appena lei o Giorgio se ne accorgevano….
Ho sempre adorato venire qui, viaggiare con l’auto di Giorgio mi da la possibilità di vedere il mondo fuori
dal finestrino senza correre alcun rischio, i  colori mi hanno sempre affascinato, si passa dal grigio della città
al verde dei campi, dal giallo delle balle di fieno ai coloratissimi fiori di campagna, tutto quanto racchiuso
nel bianco e  azzurro del cielo.
Non sono mai stato un tipo particolarmente coraggioso, ho sempre preferito osservare piuttosto che agire ma
come dice Giorgio “so il fatto mio” e quando qualcuno mi critica per la mia apparente sedentarietà lui
puntualmente  tira  fuori la storia di  quella volta che Daniel mentre mi portava a spasso, scivolò in un dirupo
ed io abbaiai talmente  forte  che in pochi minuti arrivarono i soccorsi a salvarci. Beh io stavo bene certo,
però Danny nella caduta si ruppe una gamba  e quando lo riportarono sù ammaccato ma salvo,  io divenni
l’eroe della famiglia...
“Coraaaallll, Coraaaaalllllll, Coraaaaaaalllllllll” d’un tratto sentii urlare dal giardino. Proprio mentre le mie
stanche palpebre si stavano chiudendo, era  arrivato il momento di sradicarmi dal divano e uscire; anche se
in fondo non mi  sarebbe dispiaciuto riposare un altro po’. Avanzai per tutto il salotto fino ad arrivare alla
porta che dava sul giardino, c’era un passaggio  creato apposta per me, anche se feci comunque fatica ad
uscire. Negli ultimi anni avevo preso qualche kilo e quel passaggio ormai mi andava  un po'stretto.
Quando fui fuori sentii subito l’odore dell’erba fresca e la sensazione di calpestare quel  magnifico prato
verde era  piacevolissima, non ho un andatura particolarmente elegante ed agile ma il mio colore marrone a
chiazze nere mi danno un'aria d’autorevolezza, o almeno così dice Mary. Lei e Giorgio sono sposati ormai
da diverso tempo e all’inizio quando arrivò Danny, io fui subito un po’ geloso ma non ci misi troppo tempo
a ricambiare l’affetto che invece  lui provava  per me.
Mary era seduta per terra, sull’erba, lei è così, un po’ distratta e sempre con la testa  tra le nuvole, ma
Giorgio ed io adoriamo questo suo modo di essere, semplice e genuino. Mi resi subito conto della sua intenzione di giocare con me, nascondeva dietro la schiena il braccio sinistro e quando faceva così voleva
significare solo una cosa: giocare con la palla! Lei la lanciava ed io dovevo riportargliela indietro…non
capisco bene perché agli umani piaccia così tanto questo gioco, per quello che mi riguarda Mary è  felice
quando lo facciamo e poi mi riempie di baci e carezze ogni volta che le riporto la pallina indietro quindi,
tutti buoni motivi per smorzare la mia proverbiale pigrizia e  buttarmi a capofitto nel gioco.
Le ore passano in fretta quando ci si diverte e a poco a poco il sole stava scendendo dietro le morbide colline
all’orizzonte.
Era un’esplosione di colori fantastica, tutte le tonalità del giallo e dell’arancio erano proprio lì  davanti ai
nostri occhi ed  io ne rimanevo sempre incantato, restavo immobile ad ammirare quello spettacolo fino a che
il sole non calava del tutto dietro la valle.
“Coraaaalll Cooooraaaallll su vieni dentro daiiiiiii!!!” era sempre Mary che mi chiamava per la cena.
Fu proprio durante quella sera che Giorgio ci diede la notizia che, col senno di poi, cambiò in qualche modo
la vita di tutti noi.
La cara vecchia zia ci aveva abbandonato e non avendo altri eredi al di fuori di Giorgio la sua eredità venne
divisa in due parti, la casa dove viveva e tutto il suo denaro andarono  in beneficenza al dannato gattile di
Moncalvo dove lei amava fare la volontaria, mentre la casa al mare fu ereditata da noi.
A dire il vero la cara vecchia zia non ci aveva mai parlato di questa casa al mare, nessuno era a conoscenza
di dove fosse e del perché l'aveva tenuta  nascosta per tutto questo tempo, fatto stà che improvvisamente ne
eravamo i  proprietari. Non  avevo mai visto il mare prima, o comunque non avevo  memoria di esso, se non
in quei documentari in televisione dove si vedono sempre tutti quei coloratissimi pesci che lo popolano.
L’idea di trovarmelo di fronte per la prima volta creava in me un mix di paura ed eccitazione, ero curioso ma
diffidente di una cosa così immensa che mi era del tutto estranea.
Siccome nessuno di noi era  amante del mare, subito Giorgio ebbe  l’idea di metterla in vendita senza
neanche interessarsi molto all’affare. In quel momento però tuonò Danny, anche lui non aveva mai visto il
mare e come ogni bambino, ops!  ragazzino della sua età era eccitatissimo all’idea di fare tutti quei giochi da
spiaggia, di farsi il bagno e divertirsi a correre sul bagnasciuga proprio come gli raccontavano i compagni di
scuola al ritorno dalle vacanze estive.”E daaaai papà ci andiamo, daaai per favore ci andiamo??? Daaai ci
andiamoooo??”Quando Danny ci si metteva ti prendeva per sfinimento, però bisogna dire che la cosa
funzionò, perché fu cosi che Giorgio si fece convincere.
In fondo  un week end al mare  non avrebbe certo fatto male a nessuno, pensava...
Qualche giorno più tardi Giorgio incontrò l'avvocato della zia, lo stesso che aveva telefonato la settimana
precedente e che ci aveva avvisato della brutta notizia. Gli diede le chiavi della casa e gli svelò il luogo in
cui si trovava: "Santa Maria di Leucis in regione Salentis" disse, sarebbe stata a circa quattro ore di auto da
casa nostra, o comunque così proferiva l'avvocato.
L'idea era quella approfittare di qualche giorno di vacanza la settimana seguente e di partire tutti insieme alla
volta di S.Maria. Per tutti i giorni che precedettero la partenza Giorgio fu stranamente irrequieto e nervoso, proprio lui che
non si agitava mai e che riusciva sempre ad avere un atteggiamento cauto e distaccato in ogni situazione. La
cosa in famiglia passò' abbastanza inosservata per tutti  tranne che per me.
Finalmente arrivò il giorno della partenza, Danny ed io eravamo a dir poco entusiasti, Giorgio
apparentemente sembrava tornato in sè, mentre Mary a metà viaggio si accorse di essersi dimenticata il
sacchetto del pranzo sopra il tavolo della cucina. Non era una novità, ogni viaggio con lei era così, si
scordava sempre qualcosa, una volta complice anche l'assenza di Giorgio si dimenticò addirittura Denny a
casa, solo dopo svariati tentativi nell'attirare la sua attenzione verso di me, si voltò per guardare il sedile
posteriore dell'auto e si accorse che ero da solo, a quel punto mi fissò in una maschera di terrore e mi chiese
"Coral, dov'è Danny?? te lo sarai mica mangiato???!!" Fortunatamente Danny stava ancora sotto le coperte
nel mondo dei sogni e quando tornammo in dietro  a prenderlo stava ancora dormendo.
Ci fermammo quindi per un pranzo veloce in uno di quei chioschi che si trovano in prossimità delle strade di
mare ma  ripartimmo velocemente. Non passò troppo tempo che incominciammo a intravedere l'oceano. Era
enorme fu la prima cosa che pensai. Mi resi conto che  più distava dalla riva e più le tonalità di blu si
facevano scure. Non avevo mai visto niente del genere.
Arrivati in Santa Maria non fu semplice trovare la casa, Ci fermammo più volte a chiedere indicazioni ma
sembrava che nessuno conoscesse Via delle Primule 19. Dopo svariati tentativi imboccammo una stradina
sterrata dove evidentemente nessuno passava mai e dopo aver attraversato qualche chilometro in mezzo alla
pineta arrivammo finalmente a destinazione.
Si presentò davanti a noi uno spettacolo davvero suggestivo, la casa era piccolina ma graziosa e  poi si
trovava proprio di fronte ad una spiaggetta privata. Sembrava che in quell'angolo di terra il tempo si fosse
fermato.
Giorgio si avviò all'ingresso e aprì la porta di casa, all'interno era tutto incredibilmente in ordine, ci
trovammo subito in un modesto salotto con un grosso e antico armadio polveroso che ricopriva per intero
tutta  la parete, davanti ad esso  erano posizionati un piccolo divano e due poltroncine, mentre la tv ancora in
bianco e nero era poggiata su una mobiletto di fronte. Nell’altra stanza c'era una piccola cucina mentre al
piano di sopra erano sistemate due camere da letto e il bagno.
Giorgio e Mary si rimboccarono le maniche e a fine serata la casa  brillava come uno specchio, loro due poi
si sistemarono nella camera più grande mentre Danny e io dormimmo nell'altra.
Il mattino seguente ci alzammo presto e dopo colazione corremmo subito in spiaggia, c’era un bel sole caldo
che ci aspettava e noi iniziammo a perlustrare la zona. Mentre camminavamo lungo il  bagnasciuga vidi a
non più di cento passi da noi qualcosa che ondeggiava al ritmo lento delle onde, richiamai l’attenzione di
Danny che mi seguì incuriosito; con nostro grande stupore trovammo una piccola imbarcazione di legno, era
attraccata con una vecchia cima ad un piccolo albero poco distante dalla riva, dava l’idea di essere
abbandonata, ma nonostante questo sembrava ancora del tutto agibile. Salimmo dentro e trovammo un
salvagente sgonfio, un solo remo e delle bottiglie di vino vuote ma nulla più. La cosa mi incuriosiva parecchio: chi aveva portato lì quella barchetta? Per gli abitanti del paese quel posto era semi sconosciuto e
poi la casa era abbandonata ormai da anni.
Dovevo scoprire cosa c’era sotto.
La sera dopo cena  salimmo subito in cameretta, Danny aveva voglia di giocare con la pallina e quando
quest'ultima dopo vari passaggi andò a finire sotto il letto, io notai un vecchio baule impolverato, con l'aiuto
di Danny lo tirammo fuori, all'interno erano sparse centinaia di fotografie in bianco e nero, la nostra
attenzione fu catturata da alcune  di esse  nelle quali era ritratto  un bambino che somigliava in modo
sorprendente a Danny, fu una scoperta incredibile ma non avemmo il tempo di approfondire  la questione
perché sentimmo i passi di Mary  che stava salendo per darci la buonanotte; così in fretta e furia riponemmo
il baule nuovamente sotto il letto. Il mattino seguente  dopo una veloce   colazione   andammo in spiaggia,
Danny si diresse subito verso la barchetta, salimmo nuovamente su di essa con l'intenzione di  giocare a fare
i marinai, ma in un attimo la vecchia corda che teneva legata la barca all'albero si spezzò e in men che non si
dica ci trovammo in balia delle onde.
Mary, che intanto era salita in camera nostra per rifare i letti si accorse del baule, anche lei incuriosita
sbirciò all'interno e non poté non accorgersi della somiglianza che notammo noi la sera precedente: quel
bambino era identico a Danny!!
Mary chiese subito spiegazioni a Giorgio che dirigendosi verso la finestra della camera si comportava come
se stesse nascondendo qualcosa, rimase qualche istante in silenzio ma con lo sguardo perso nel profondo blu
del mare come a volergli chiedere supporto; d'un tratto però gli si gelarono le vene. ”Dov'è la barca??!!
Dov'è Danny??!!”. In un batter d'occhio i due si trovarono sull'uscio della porta e subito iniziarono a cercarci
per tutta la spiaggia, ma noi ormai eravamo a un centinaio di metri dalla costa su una vecchia barca e
assolutamente incapaci di tornare a riva.
Il cielo si stava annuvolando, il vento soffiava forte e le prime gocce d'acqua mi bagnarono il muso.
Giorgio e Mary nel frattempo erano arrivati al porticciolo del paese, c'era solo un marinaio che stava tirando
sù le reti da una piccola barchetta, Giorgio gli spiegò la situazione e in un baleno i tre presero la barca e
vennero a cercarci.
La pioggia aumentò la sua intensità e Danny in preda alla paura fece un movimento brusco e cadde in acqua,
urlava come un forsennato, non sapeva nuotare e si dimenava in preda al panico, stava affogando.
Mi tuffai senza pensarci un attimo di più e con i denti lo presi per la maglietta  proprio un istante prima che
andasse a fondo, lo feci salire sulla mia schiena ma la barca in balia della corrente  era troppo lontana ormai,
mi guardai attorno e mi accorsi di una fioca luce lontana in mezzo a quell'oceano nero. Abbaiai come mai
nella vita per catturare l'attenzione di quella presunta  imbarcazione, ma purtroppo nessuno sembrava
accorgersene. Faceva freddo, ero stanco e le forze mi stavano abbandonando.
Giorgio intanto  non staccava gli occhi dall'acqua quando a un certo punto  riconobbe la nostra barchetta , si
avvicinarono velocemente ad essa  ma fu una terrificante sorpresa scoprire che all'interno non c'era nessuno!
Abbaiai ancora più forte, forse mi avevano sentito perché la barca venne verso di noi, sempre pù
vicino...sempre più vicino....sempre più vicino.“Papà aiutami ti prego!!” Giorgio ci aveva trovati! tirò su Danny e poi me, eravamo salvi!! eravamo salvi!!
Mary abbracciò  Danny così forte che pensavo lo soffocasse.
Quando arrivammo a riva  Danny non aveva ancora finito di scusarsi per tutto quello che aveva combinato.
Tornammo a casa e Giorgio si sentì in obbligo di dare qualche spiegazione al resto della famiglia.
Le sorprese non erano finite; “Il ritratto del bambino che assomiglia a Danny sulle foto trovate nel baule  era
mio fratello!” tuonò Giorgio.
Incredibile!
Restammo tutti sbigottiti, nessuno ne sapeva niente.
“Sì, mia madre non morì in un incidente d'auto come vi ho sempre fatto credere,    ma disgraziatamente
durante il mio parto ci furono delle complicazioni e nonostante l'intervento dei medici non superò la notte.
Mio padre che all'epoca era un modesto pescatore  non si riprese più e dopo la tragedia trovò nell'alcool
l'unica effimera consolazione. Col passare degli anni la rabbia e il dolore si trasformarono in rancore  e odio
nei miei confronti; per lui e per mio fratello maggiore divenni il responsabile della scomparsa di nostra
madre, per anni fui costretto a  subire i maltrattamenti di entrambi senza una reale motivazione e senza poter
mai reagire perché come dicevano loro: era mia la colpa se la mamma era morta. Solo la zia, che dopo la
scomparsa della  sorella venne a vivere con noi, era l'unica che mi voleva veramente  bene.
Fu in una notte di agosto che mio padre, dopo essersi  nuovamente ubriacato, ebbe la malaugurata idea di
uscire in barca insieme a mio fratello, qualche ora dopo ci fu un forte temporale simile a quello di questa
sera e  il mattino seguente ritrovammo la barca arenata sulla spiaggia,  ma di loro due non vi era più traccia.
La zia per evitare ulteriori problemi alla nostra famiglia e per zittire il mormorio della gente che giorno dopo
giorno si faceva sempre più forte, decise di inscenare la loro partenza verso l'Australia. Inventò così la storia
che una parente lontano ci aveva lasciato una grossa somma  in eredità  da riscuotere sul posto e che quanto
prima anche io  e lei li avremmo raggiunti per ricominciare una nuova vita in quel lontano paese.
Ovviamente non andò così perché io e la zia si ci trasferimmo, ma sui monti Kajak, dove portammo con noi
il peso di questo segreto che fino ad oggi era rimasto inviolato”.
Seguirono attimi interminabili di silenzio, per tutti questi anni Giorgio non ne aveva mai parlato con
nessuno, finalmente poté liberarsi di questo enorme peso sul cuore. Mary senza dire niente ma con le
lacrime agli occhi gli si avvicinò e  i due si strinsero in un abbraccio che non aveva bisogno di altre
spiegazioni perché in quel gesto era racchiuso tutto il loro amore.
Da allora è trascorso quasi un anno,  Giorgio non se l'è sentita di abbandonare nuovamente questa casa. Il
fato l'ha fatto tornare per fargli fare i conti con il proprio passato, ed ora vuole ricominciare a vivere il mare
e, come lui, Danny che ormai ha imparato a nuotare meglio di un delfino e Mary che è diventata un'amante
della tintarella solare.
Per quanto riguarda me invece sono sempre  l'unico e insostituibile cane di famiglia e l'idea di passare le
vacanze estive qui non mi dispiace affatto.
“Coraaaalllll,Corrraaaaaallll è pronta la cena dai muoviti vieni dentro!!!”
Huff!! Huff!!

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