mercoledì 30 maggio 2012

...STESSA SPIAGGIA, STESSO MARE... di Mariangela Pede, Cellino San Marco, (BR)


Lendinuso ha sempre rappresentato il mio rifugio, il mio posto ideale dove avrei
vissuto non due, ma dodici mesi l’anno. Ho trascorso qui tutta la mia adolescenza e
parte della mia giovinezza; ha segnato tappe importanti della mia vita, mi ha vista
protagonista di parecchi episodi. Poi, però, la vita ti conduce in vicoli stretti, senza
via di fuga, dove non puoi tornare indietro, ma sei costretto a seguire una determinata
rotta, che non ti saresti mai aspettato di seguire. Quante emozioni su questa spiaggia,
ricordi stampati sulla pelle. Profumo di mare e di momenti indelebili.
- Nonna, nonna...
Michele mi tirava per il braccio e mi conduceva dove sua madre stava piantando
l’ombrellone. Per alcuni istanti mi ero soffermata  a guardare il mare, a respirare
quella salsedine che mi mancava e chissà cosa avrei fatto pur di respirarla negli anni
passati.
- Nonna, perché ti sei fermata? La sabbia scotta già… ;) Dai su togliti i vestiti
come ho fatto io e andiamo a farci il bagno. Dai dai… ;)
Il suo sorriso mi faceva impazzire, mi metteva un’allegria che difficilmente si può
spiegare a parole. E, solo per un attimo, ho dimenticato tutto e mi son tolta i vestiti, in
procinto di prendere il bel caldo sole di inizio luglio. Da un paio di anni a questa
parte è sempre così: ogni volta che metto piede su  questa bellissima e semplice
spiaggia, vengo avvolta dai ricordi, e, improvvisamente, un sorriso si colora sul mio
viso.
- Michele, lo sai che la nonna non può farsi sempre il bagno. Tu vai in acqua, ti
aspetterò qui, così quando tornerai giocheremo un po’, ok?
- Ok, va bene nonna. Mamma vado a farmi il bagno, vieni subito!
- Si vai pure Michele, ma non allontanarti dalla riva. Ora arrivo.
Francesca, mia nuora, una donna unica, una donna tale e quale a me; mi amava da
impazzire, sapeva capire quando stavo mentendo e quando no, quando c’era qualcosa
che non andava. Ed infatti subito dopo aver risposto a suo figlio, volgendosi a me
soggiunse:
- Mamma, che ti prende? Ti vedo cupa… a cosa pensi?
- Mah… niente di che… alla mia giovinezza… sai che ho trascorso qui alcuni
anni della mia vita…- Si lo so… vado a fare il bagno con Michele, appena torno mi racconti. ;)
E con un sorriso si dirigeva verso l’acqua; sapeva benissimo che al suo ritorno io non
avrei più parlato della mia vita, né tantomeno di ciò che stava riaffiorando nella mia
mente. Sdraiandomi sull’asciugamano steso pocanzi sulla sabbia, iniziai a prendere
un po’ di sole.
Il richiamo di Michele unito ad una spruzzata di acqua sul mio corpo, mi hanno
svegliata. Non che stessi dormendo, ma quel sole caldo e quel frastuono di gente, mi
avevano messo una tranquillità tale che stavo per prender sonno. Ovviamente non
potevo sottrarmi alla promessa fatta prima al bambino; e così, mentre lui iniziava a
scavare un pozzo, suo fratello minore, Davide, iniziava a costruire, tutt’intorno al
pozzo, delle belle mura di un castello. Il castello non c’era, vi era solo un pozzo, ma
la fantasia dei bambini supera ogni barriera, perché, nelle loro menti, il castello era
rappresentato da loro due, dalla loro madre e da me.
Francesca prendeva il sole, mentre io ed i bambini  giocavamo sulla sabbia. Ad un
certo punto si avvicina incuriosito un bambino, ad  occhio e croce aveva l’età di
Michele. Io lo invito ad aiutarci a costruire le mura del castello, ma nel momento in
cui lo sto invitando  ad aiutarci, si avvicina la madre e lo porta via, rimproverandolo
per essersi allontanato senza il suo consenso. Resto ammutolita, ma è pur sempre una
madre, giustamente, preoccupata. Ripensando al bambino, mi tornano in mente i suoi
occhi, e tutto il suo viso. Era molto familiare. Poco dopo il bambino ritorna, questa
volta accompagnato dal nonno. Ed è quando vedo il nonno che capisco tutto, ed
istintivamente esclamo:
- Michele!
Ed in men che non si dica, tre uomini mi guardano:  mio nipote, il bambino
sconosciuto e quell’anziano signore. Io inizio a ridere divertita, quell’Arcangelo ci
stava unendo nuovamente, come aveva fatto tanti e tanti anni prima su quella
spiaggia. Lui non stava capendo nulla, era un uomo, e gli uomini si sa, neppure se
una cosa gli viene spiegata la capiscono! Figuriamoci non spiegata… La mia
intuizione si era rivelata fondata e giusta. Ci avevo azzeccato alla grande, e me la
ridevo divertita. I bambini tornano a giocare, fanno amicizia e si divertono con poco.
Lui invece inizia a fissarmi, ed io distolgo il suo sguardo guardando il mare. Ridendo
e giocando, i miei nipoti e quel bambino col quale  hanno subito fatto amicizia, si
spostano sul bagnasciuga per inventarsi una nuova storia, per fantasticare e per
abbronzarsi, a loro insaputa. Lui, così, si avvicina incuriosito a me. Ma prima di
iniziare a parlare, continua a studiarmi. Col piede gioca sulla sabbia, poi guarda i
bambini, poi si rigira verso di me. Io, divertita,  continuavo a guardare il mare,
guardavo anch’io i bambini, e ricordavo quell’estati trascorse a rincorrerlo con lo
sguardo, a capire la sua vita piena sempre di donne, ad ammirarlo, a soffrire perché
ero l’unica donna in quella spiaggia che lui non vedeva e non guardava.
Ad un certo punto, attacca bottone brutalmente, facendomi sussultare:
- Ti ricordi di me?
Stupida domanda, quasi scontata di un uomo. Se non mi fossi ricordata di te, ti avrei
chiamato per nome? Ma ricordiamoci che è pur sempre un uomo, e, non sapendo che
dire, (perché anche lui iniziava a ricordare tutto), ha detto la prima cosa banale che gli
è venuta in mente.
- Si, certo che mi ricordo di te! Come potrei non farlo, hai segnato la mia vita, le
mie estati…
Lui scoppia in una fragorosa risata. Ovviamente non vi era nulla da ridere, ma non
sapendo che dire, rise. In realtà, la sua risata era giustificata, e per capirlo dobbiamo
fare un salto indietro, e ritornare a quella famosa estate dove tutto ebbe inizio.
Ferragosto. Ore 12 circa. Il sole picchiava assai.  Si stava benissimo in acqua, in
spiaggia l’aria era irrespirabile. In acqua, però, c’erano centinaia di persone, donne,
uomini, bambini che giocavano, ragazzi che facevano tuffi, ragazze che giocavano
con la palla. Non si riusciva a stare tranquilli da nessuna parte. Ma, in fondo, era il 15
agosto, il picco dell’estate, uno degli ultimi giorni per parecchia gente, quindi, come
si dice dalle mie parti “oggi oggi, tanto poi domani tutti lavoreranno”. In questo gran
caos, mentre ero con due mie amiche in acqua, ad un certo punto sento qualcosa sulle
gambe: pensando fosse un pesce, istintivamente mi metto a galla e sollevo le gambe
dal fondale marino. Ma, perdendo l’equilibrio, bevo e d’istinto, riappoggio le gambe
a  terra. Tossendo un po’ per l’acqua bevuta, mi ritrovo accanto un ragazzo che mi
dice:
- Tutto bene? Non volevo farti spaventare. Scusami tanto. Stavo facendo una
gara di nuovo con un mio amico.
Un po’ arrabbiata gli rispondo:
- Ma ti sembra la giornata adatta per fare una gara di nuoto? Non vedi quanta
gente c’è?
- Si si, scusami ancora…
E va via. Io e le mie amiche scoppiamo a ridere per l’accaduto, ed inizio a non
perderlo di vista. Lo osservo, lo ammiro. Era bellissimo. Moro, mediterraneo,
carnagione scura, occhi verde scuro, uno sguardo che faceva impazzire, ed un sorriso
che illuminava anche la più triste giornata. Caspita, rivoglio uno spavento peggio del
precedente! Ma non ci fu.
I giorni trascorrevano ed io continuavo ad ammirarlo. Era fidanzato, o almeno così mi
sembrava. Aveva, comunque, una ragazza che gli girava attorno. Lui non mi notava
mai. Quasi fossi trasparente. Quell’estate terminò  così, col ricordo dei suoi occhi e
del suo sorriso.
Le successive estati trascorsero come da copione, sin quando, una notte di San
Lorenzo, sempre sulla solita spiaggia, avvenne che i suoi occhi incrociarono i miei e
fu lì che scattò la scintilla: lui prese ad avvicinarsi a me e a non mollarmi più. In
quell’estate non esisteva più nessuna ragazza per lui, ma vi ero solo io, finalmente.
Una frequentazione durata pochi mesi, ma molto intensa, di quelle che ti segnano per
l’eternità, quelle che vorresti rivivere sempre, quelle che non ti lasciano né ferite e né
cicatrici una volta che finiscono, ma ti stampano un sorriso in faccia ogni volta che
pensi a lui. Né una lacrima né un rimpianto e/o rimorso, ma tanta allegria per il
traguardo raggiunto: far innamorare, anche solo per poco tempo, il ragazzo per il
quale ti batteva forte il cuore ogni volta che veniva, anche per sbaglio, pronunciato il
suo nome.
Non sapevo, però, che, in quei mesi in cui sognavo ad occhi aperti, lui era fidanzato,
sempre con la tipa dell’estate in cui lo conobbi.
- Vedo che i nostri nipoti hanno gli stessi nomi: il mio ha preso da me, ed il tuo?
- Il mio ha preso dal mio consuocero, il padre di mia nuora, scomparso
prematuramente…
- Capisco… comunque, se ti interessa, insomma se ti fa piacere…
- Dimmi…
- Sono vedovo da anni… :D
Risata di entrambi. Come si sa, il lupo cambia il pelo, ma non il vizio! Ed un dolce
sguardo ci avvolse risvegliando dolci emozioni mai tramontate.

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