venerdì 4 maggio 2012

LA MIA VACANZA CON TERESA di Maru Peca Torrecuso (BN)



Come sono andate le vacanze?
Benissimo, sono stata al mare. Quest’anno aveva un po’ paura di andare al mare.
Mi aveva invitato mia vicina Maria, vedova da un’anno, di venire con lei e sua figlia al mare.
Perché no, ho pensato, visto che sono sola, vedova no, ma sola lo stesso. E così sono andata con Maria e Teresa, al mare.
Quando ho conosciuta Teresa, tanti anni fa, lei era una piccola ragazza di sei anni, grandi occhi neri, cappelli scuri, il viso tondo, e faceva subito un grande dispetto a mia figlia, un anno più grande. Mia zia aveva regalato una pelouse a mia figlia, un piccolo asino, molto carino. Mia figlia lo teneva nelle braccia come un tesoro.
In quel momento Teresa viene con la sua mamma nel nostro cortile, vede quest’asino nelle braccia di mia figlia, con un brusco movimento lo toglie dalla sua mano e lo butta in quel burrone d’acqua, che sta lì nell’angolo del cortile. Che tragedia: mia figlia a piangere, l’asinello del tutto bagnato, Maria dicendo le cotte e le crude a Teresa e mia zia a correre per prendere il fon per asciugare quella piccola pelouse.
Quest’anno, trentacinque anni dopo, Maria mi ha invitato a fare vacanze con essa e Teresa. Va bene, penso, quest’anno niente pelouse. Nessun pericolo allora.
Teresa di solito è molto tranquilla. Se non le vengono i cinque minuti, nei quali lei dice le cotte e le crude alla sua mamma. Ma poi le passano ed essa si calma.
Ci siamo veramente divertiti al mare. Teresa nell’acqua si rilassava del tutto, è diventata morbida, sorridente, proprio come quel pesciolino d’acqua del proverbio. Che ridere, quando abbiamo fatto il ballo del popò nell’acqua, e che rilassamento assoluto quando le mettevo sulle mie braccia e le faceva teneramente galleggiare sull’acqua. Vedere il suo viso tondo così calmo e fiducioso mi dava una grande gioia.
Poi ci siamo anche messi a giocare a pallone, come i bambini, e Teresa mi faceva un bel po’ correre, perché pigrona che è, non voleva prendere il pallone quando lo aveva perso.
Abbiamo anche fatto la conoscenza di diverse persone, che si sono avvicinate a noi, a fare una chiacchierata, ad ammirare Teresa, quando bella è, e quant’è brava.
Di sera, facendo la solita passeggiata al lungomare per mangiare il gelato e per scrutare le bellezze che offrivano i marocchini sulle bancarelle, lei infilava la sua mano nella mia, e così mano in mano abbiamo fatto il nostro percorso. Ancora adesso con grande orgoglio si porta il bracciale che ho scelto per lei.
L’anno prossimo? Chissà, forse un’altra vacanza con Teresa e Maria.
Adesso non ho più tempo, mi dovete scusare. Ieri ho fatto un po’ di ordine nel ripostiglio e ho trovato quel cartone con i pezzi di stoffa rimaste da anni. Mi ho messo in testa, di fare una splendida pigotta. Forse mi faccio aiutare da Teresa.
Ah, ho dimenticato a dirvi che Teresa è una ragazza con Sindrome di Down.

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