giovedì 19 aprile 2012

SCRIGNO di Veronica Notaro, Squinzano (LE)


Nicole scriveva sulla riva e si indispettiva nel vedere il mare portare via ogni parola, o meglio, vista
la tenera età, ogni segno tracciato gioiosamente, pensando che potesse rimanere là sino all’estate
successiva.  
E seguiva lo sguardo tenero del nonno che, per non farla rimanere troppo male, la invitava a
scrivere di nuovo.
Ma questo non era il solo “gioco da mare”. Si divertiva a farsi acciuffare dalle onde, si lasciava
trascinare lievemente dall’acqua limpida e bassa. Ci guardava dentro, nella speranza di vederci
sguazzare qualche pesciolino color argento. Ma quelli si avvistavano più avanti, dove le era
consentito avventurarsi soltanto dando la “manina” al nonno.
Spesso quando l’acqua cristallina le raggiungeva il pancino, si ritraeva, e decideva di tornare
indietro e inventare nuovi giochi.
E così, come di consueto, preparava polpette di sabbia per i cugini più grandi che, per farla
contenta, facevano finta di mangiarle ma, non appena lei si distraeva nella preparazione e
nell’impasto di nuove palline sabbiose, le lasciavano cadere via.
E quanto le piaceva, anni più tardi, la caccia ai granchi. I soliti cugini grandi li catturavano,
otturando con acqua e sabbia i fori degli scogli, e cogliendo il momento giusto per agguantarli. Alle
volte, venivano pizzicati, e Nicole rideva tanto. Ecco, la divertiva più la piccola vendetta del
granchio di turno, che non la cattura in sé. Si dispiaceva, e non vedeva l’ora di farli liberare.
Avevano una famiglia ad attenderli, quella era la loro casa, pensava.  Era un po’ come allontanare la
sua bambola dalla poltroncina presente nella sua cameretta. La bambola non avrebbe mai voluto
separarsi da un posto così comodo, dall’affetto di “mamma” Nicole,  nonché dagli adorati amici
peluche.
Col passare del tempo, la caccia ai granchi, o meglio, i pizzicotti che questi davano alle dita dei
cugini, non la entusiasmavano più tanto. Arrivarono così le stagioni fatte di sole, bagni, tuffi, beach
volley, “racchettoni” e chi più ne ha più ne metta.
L’adolescenza poi era stata un vero e proprio turbinio di emozioni, e tante di esse avevano avuto
come sfondo l’adorato mare. Le amicizie di un’estate, e altre destinate a durare molto ma molto di
più, la prima cotta, il primo bacio e, ovviamente, le prime delusioni, anche amorose.
Ora Nicole se ne stava sullo scoglio prediletto. Non era estate, ma primavera. Nessun ombrellone
intorno, nessuna risata, né calci a un pallone; nessuno intento a prendere il sole o a mangiare un
gelato.
C’era solo lei, col mare.
Guardando l’orologio si accorse di aver passato quasi un’ora tra quei ricordi e quei pensieri. L’ora
meglio investita della sua vita, pensò. Ricordare in fondo le faceva bene, e immergersi nelle vecchie
esperienze la aiutava. Tutta quella quiete era impensabile nella metropoli che adesso la ospitava.
Il mare poi era un vero miraggio. Per questo aveva scelto quel luogo tranquillo, affabile, pronto a
dare o ridare tanto, per tornare per un po’ spensierata, libera di far scorrere e correre la
mente,  senza compiti da eseguire, senza spiegazioni da dare.
Ma era giunto, purtroppo, il momento di andar via, e di darsi un nuovo appuntamento a data da definire.
Aveva il volo tra meno di un’ora. Avrebbe salutato l’immensa distesa azzurra e verde dall’alto.
Desiderando ardentemente di spendere quanto prima il maggior numero possibile di minuti nel
“suo” luogo, scrigno traboccante di lei.

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