martedì 10 aprile 2012

L'ETIENNE di Roberto Cipolato, Funo di Argelato ( BO )


Il vento  arrivò all’improvviso da ovest, foriero di tempesta. Il cielo terso cambiò  presto umore
lasciando spazio a torreggianti  cumulo nembi  che si ammassarono minacciosi all’orizzonte
come un armata prima della battaglia.  Il vecchio guardò  i gabbiani  sfilare sotto le nuvole scure
e puntare   verso la terraferma. Gocce    di pioggia gelida   miste a grandine presero a flagellare
il  ponte di legno   della vecchia   goletta. A  dispetto degli anni  Jules salì con agilità sul
castello di prua dell’Etienne reggendosi sulla  scotta della grande vela aurica. Non  sembrava
preoccupato mentre guardava verso il largo, una vita passata in  mare   ti prepara sempre al
peggio. Aveva alle spalle  quarant’anni di esperienza  nella marina militare francese ed alle
tempeste era preparato. Attorno agli occhi  profonde rughe striate gli davano la tipica
espressione da vecchio lupo di mare, regalo di una vita   trascorsa  strizzando lo sguardo  al
riverbero del sole. Molti anni prima, quando era un giovane guardiamarina, una brutta frattura
lo  relegò  per  sei mesi dietro una scrivania  ad impilare scartoffie ma  quando riprese  il
servizio, il mare divenne per sempre il suo ufficio. Sacrificò così la carriera al comando
operativo, cosa di cui non ebbe mai a pentirsi. Quegli anni intensi   passati tra gli oceani gli
resero estranea   la terraferma  e così, una volta in pensione,  si   comprò quella vecchia goletta
che per anni aveva visto  ormeggiata dondolarsi  mestamente ogni volta che tornava alla base di
Brest. Prese così  le sue quattro cose trasferendosi sull’  Etienne. Dopo mesi di  lento ed
amorevole restauro la barca fu pronta a riprendere  il mare. Era sempre stato un tipo solitario e
senza far troppo rumore, a sessantanni con quella barca fece   il giro del mondo. Non ci si
vedeva proprio a rintanarsi in qualche posto da vecchi spegnendosi lentamente, se doveva fare il
grande salto  sarebbe accaduto  in   mare. Una folata improvvisa  gli scompigliò i folti capelli
completamente bianchi, il mal tempo ormai era arrivato. Pensò a quello che si diceva  nelle
bettole del porto vecchio,   il mare della baia non era più quello  di una volta. Negli ultimi tempi
le avvisaglie della burrasca  duravano  poco, eppure quella zona del mediterraneo non era certo
Capo Horn. Il faro dell’isola d’If era  ancora troppo  lontano, per dirsi veramente al sicuro
doveva lasciarselo alle spalle ed infilare subito il canale  del porto. Soppesò il da farsi, doveva
sfuggire in fretta alla tempesta, si decise per sciogliere   anche la vela a prua per guadagnare
qualche nodo. Agì rapidamente con gesti esperti, quando sei da solo in barca devi fare in fretta.
La tela grezza, di un colore rosso acceso salì  velocemente lungo  l’albero  sbocciando  in un
istante tendendosi al vento. Le  nuvole  si erano  abbassate pronte a squarciarsi e il cielo  ormai
era  completamente  oscurato. Si mise al timone,  serrò  le mani attorno alla grande ruota  per
stringere al vento, l’Etienne  con  le vele  spiegate  si inclinò di venti gradi a dritta, unica
macchia rossa nel blu profondo  della baia. Due baffi di spuma bianca si aprirono  ai  lati della
prua mentre  fendeva  decisa le onde, la corsa era cominciata. In quei   momenti   Jules
diventava una cosa sola  con il mare, assecondava lo scarrocciamento con precise manovre,
strappando anche il più flebile aiuto da  vele e timone. Guardò l’indicatore di velocità, un
sorriso di soddisfazione si allargò sul suo volto, aveva raggiunto una buona andatura. Con quel
vento  in mezz’ora sarebbe arrivato tra gli isolotti dell’isle de Frioul, se  il tempo fosse
peggiorato avrebbe gettato l’ancora in qualche insenatura riparata. Preso dalle manovre si trovò
a pensare ad  Amèlie, la donna che molti anni  prima  aveva incrociato la sua vita segnandola
per sempre e che dopo tutto quel tempo aveva per caso rivisto al molo proprio quella mattina
prima di prendere il mare… Si erano conosciuti a metà degli anni settanta, lui sulla soglia dei
quaranta   lei poco più che ventenne. Fu  un incontro  intenso ed appassionato ma le loro strade
si erano presto divise, la vita che  poteva offrirle sarebbe stata  di lunghe attese e mesi di
lontananza, per cui per timore non si fece mai avanti e  serbò quella domanda   per sempre nel
suo cuore. Amèlie era come una cometa, potevi solo guardarla e ammirare  la straordinaria
bellezza durante il suo veloce  passaggio. Ci aveva pensato mille volte ma sapeva  che gli amori
a distanza non funzionavano, e poi l’età… Tutto ciò gli aveva lasciato  solo una struggente
immagine  di ciò che avrebbe potuto essere vivere  con lei, e ora, visto che  ormai era  in là con
gli anni questo bastava a scaldargli il cuore. Aveva saputo poco di Amèlie, lesse da qualche
parte  che  si era sposata  con un facoltoso avvocato londinese,  poi quel fugace incontro di
quella mattina allo  yacht club… Jules si era fatto un nome nei circoli nautici della zona e
provava  volentieri  le nuove  barche comprate dai facoltosi clienti che lo ingaggiavano  per
avere  consigli e pareri. Per il suo prestigio,  il presidente del circolo nautico  gli aveva concesso
un ormeggio a vita  per  la sua Etienne in mezzo a decine di imbarcazioni a vela da diversi
milioni di euro. I consigli che sapeva dispensare con particolare cura e competenza  gli
permettevano  di arrotondare la  pensione,  qualche soldo in più gli faceva comodo, progettava
un altro giro attorno al mondo  anche se non aveva ancora deciso in quale parte.Quella mattina
si preparava di buon ora a  lasciare gli ormeggi.  Intento a sganciare i parabordi non si era
accorto dell’esile figura  apparsa sull’ imbarcadero. Lei indossava un paio di pantaloni bianchi,
una maglietta  color acqua marina e scarpe basse, alle sue spalle  il sole cominciava ad alzarsi e
la baia luccicava di mille riflessi. Amèlie l’aveva riconosciuto subito  e si avvicinò sorridendo.
Quando Jules la vide  fu  un tuffo al cuore,   imbarazzato si passò una mano sulla faccia poco
rasata.  Si salutarono  come vecchi amici, e fu sorpreso dalla naturalezza di quell’incontro.
Averla rivista    dopo tutto quel tempo scatenò dentro di lui un tumulto di emozioni. Cercò di
assaporare tutti i momenti guardandola   intensamente, come a dissetarsi dopo una lunga
traversata. Era ancora così bella, in fondo doveva essere vicina ai sessanta ma si sa, le parigine
invecchiano bene e quel suo  lieve strabismo di Venere la faceva sembrare più giovane. Mentre
chiacchieravano lei gli aveva preso le mani con naturalezza, Jules sentiva quel contatto ancora
adesso, lieve e caldo. Amèlie osservò attentamente la  barca accarezzando il legno lucido, “ E’
la tua ? finalmente una barca vera, come del resto tu Jules ”. Avrebbe voluto dirle molte più
cose, lei sembrava così vicina ai suoi pensieri ma poi, quell’attimo, com’era venuto se ne andò.
Si ripromisero di prendere un  caffè assieme la prossima volta, visto che lei capitava spesso a
Marsiglia per lavoro.
Un  raggio di sole lacerò la coltre di nubi.  All’orizzonte, la  sottile linea di fusione tra  il cielo e
il mare cominciò a muoversi. Il suo sesto senso lo fece voltare di scatto, Jules   chiuse in fretta il
cassetto dei ricordi. Prese  i binocoli, un espressione di incredulità  alterò il suo volto
solitamente imperturbabile. L’onda  alta almeno sei metri  avanzava maestosa e inesorabile.
Onde così le aveva viste  solo      in pieno oceano. Era una visione incredibile,   non poteva
vedere la   seconda ancora più grande   seguirla    a circa un miglio  di distanza. Rimase poco  a
pensarci sù, si infilò in fretta  il giubbotto salvagente e si preparò   a riceverla. Buttò
sottocoperta   tutto ciò che poteva cadere fuori bordo,  chiuse il boccaporto e  bloccò  le
maniglie con del cordame. Chiedere  aiuto via radio era  inutile, l’onda sarebbe arrivata molto
prima, doveva affrontarla e basta. La goletta si innervosì quando sentì il piede dell’onda e deviò
dalla rotta. Non poteva farci niente, adesso doveva pensare a tirar giù le vele. Fece solo in
tempo ad ammainare    la randa, in meno di un minuto   gli fu addosso, anticipata  dal crepitio
del gigantesco muro d’acqua. Si scagliò con violenza inaudita  sulla barca  rovesciandosi  con
fragore sul ponte. Jules si portò a fatica  verso il timone, tenendosi faticosamente  al cavo di
sicurezza. Incespicò più volte, camminò carponi, i secondi sembrarono interminabili ma
finalmente riuscì   a raggiungere  il pozzetto di poppa. Corresse deciso  l’assetto, mentre i flutti
cercavano di ribaltare la barca.  L’  Etienne si inclinò  paurosamente e  lo scafo si immerse per
un terzo nel mare, lottò   come un cavallo imbizzarrito ma  riuscì  a scrollarsi quella valanga
d’acqua  rialzando cocciuta   la prua, pronta  a resistere. Fu  un colpo poderoso e in quella lotta
impari l’uomo  e la sua barca ebbero la peggio. La forza devastante del mare  aveva spezzato
l’albero.   La  vela strappata era rimasta   attaccata   solo alla drizza e sbatteva  con secchi
schiocchi   come  una fiamma al  vento. Era necessario liberarla, in quel modo agiva come un
ancora e impediva   alla barca di manovrare liberamente. Doveva  mettere la prua al vento,
rimanere così sbandato  era molto rischioso. Cercò di sganciarla ma era ostacolato   dalle
raffiche. Con uno sforzo disperato aprì il moschettone rimasto attaccato all’albero, l’occhiello
d’acciaio della vela  lo colpì al volto provocandogli un  profondo taglio ma era riuscito a
sbloccarla e   in un attimo il vento la trascinò  lontano perdendola tra i flutti. Dopo quella
sfuriata il mare si placò  e  una calma apparente calò all’improvviso. Si accorse di aver perso
qualsiasi riferimento,  nebbia e nuvole basse avevano  avvolto la zona. Prese fiato, cercando di
fare una stima dei danni. In lontananza  il rombo  di un    tuono aumentò  d’intensità con un
crescendo innaturale ma   non ci fece caso frastornato  com’era dalla bordata appena ricevuta.
Ridusse a pezzi  con l’accetta  il moncherino dell’albero che si era messo di traverso tenendo
sbandata l’Etienne. Lo mise per la lunga e sgomberò il ponte. Era arrivato il momento di
avvisare la capitaneria. Il pannello radio era sottocoperta, aveva  appena aperto il boccaporto per
scendere quando  il rumore  si ingigantì di colpo come un crescendo d’orchestra. Gocce d’acqua
salata   lo colpirono con violenza sulla faccia  spinte dal poderoso  pistone della seconda onda
che dissolse  la nebbia irrompendo sulla scena ad una velocità  devastante. Quella parete
d’acqua verde, fredda come l’occhio di uno squalo,   a meno di cento metri da lui, gli gelò il
sangue. Superava la prima di almeno un terzo, era così  alta che onde più piccole e lente
correvano sulla sua  cresta   come fedeli  remore,  increspandosi  in rivoli di spuma bianca prima
di rovesciarsi sul  dorso.  Per sua fortuna non fu aggressiva quanto la prima. Sembrò  un manto
di velluto blu  quando si alzò  in una maestosa progressione  per un fronte largo un paio di
chilometri. Sollevò  la barca come un mostro che emerge dagli abissi. L’Etienne salì  verso la
ripida cresta con un angolo assurdo e  avrebbe dovuto già ribaltarsi. Jules era come in trance
affascinato  da quella dimostrazione di forza, poteva vedere  le nervature iridescenti dell’acqua
all’interno del gigantesco tunnel creato dall’onda, una manciata di  metri più a dritta e sarebbe
stata la fine. La goletta rimase sospesa un interminabile istante sulla  cresta prima di precipitare
pesantemente  nell’incavo  con  un tonfo sordo che sembrò squassare lo scafo. L’onda passò,
proseguì  la sua corsa inarrestabile verso riva lasciando  sbatacchiare la  barca     come un
guscio di noce. Pensò alla devastazione che in pochi minuti  avrebbe portato  nei  porticcioli
disseminati lungo la baia. Si domandò  se lui stesso avrebbe trovato ancora un porto.  Ce la
faremo anche stavolta  disse tra sé,  diede   una pacca al timone, come per saggiare la robustezza
dell’imbarcazione. L’  Etienne    era in acqua dagli anni trenta, gemeva e scricchiolava, ma
assieme  ne avevano  affrontate di situazioni difficili. Probabilmente  una volta all’attracco
qualcuno gli avrebbe detto  male parole  per essere uscito ancora da solo. Non aveva più l’età
dicevano, prima o poi getteremo nella baia una corona di fiori. Che ne sapevano loro del mare.
Brontolò in silenzio, asciugandosi il rivolo di sangue che gli colava copioso dal  mento,  guardò
in sù, verso  il  cielo, forse   a cercare l’attenzione di Dio.  Il vento  sibilava rabbioso tra le
sartie, anche i gabbiani erano scomparsi, quella  sarebbe stata una burrasca da ricordare. A
questo pensava, mentre  navigava verso il porto. In un lancio di dadi,  cielo e mare rimasero a
contendersi quel puntino solitario  decidendo il suo destino.

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