mercoledì 28 gennaio 2009

Un uomo di coraggio

Scritto da Mauro Maggio

"Alex ha vinto. Alex è arrivato dove un uomo di coraggio può arrivare: al limite estremo di sé. Ed è sopravvissuto. Non ha raggiunto l’obbiettivo prefissato, ma è arrivato fino al fondo di quanto poteva.
Per questo – credo davvero – ha vinto ampiamente la sua battaglia. Onore ad Alex.
Esattamente due mesi fa, il 14 ottobre, scrivevo di lui e della sua straordinaria impresa (vedi qui). Salpato lo scorso 21 febbraio dal Perù, per raggiungere (su una barca a remi!) Sidney,
in Australia, dopo diecimila miglia marine(circa19.000 Km) di oceano.
Beh, i giornali dicono che “si è arreso” a 65 miglia dalla meta (poco più di 120 km, dopo averne percorsi oltre 18.000…). In realtà lui è arrivato fino alla fine, poiché il limite (e che limite, quasi
inumano!) era solo dentro di lui. La meta prefissata non era che un punto segnato su una mappa, ma il raggiungimento reale era un altro punto, impresso a lettere di fuoco nel suo cuore.
Diecimila miglia marine sono un numero, anche elegante da leggersi. Ma per lui sono stati dieci mesi di freddo, fatica, vesciche alle mani, cibi liofilizzati, sale dovunque – sulle labbra, nel naso, a bruciare gli occhi – e ogni cosa sempre fradicia, giorno e notte, senza requie. A un certo punto il cervello dice “basta”, l’autocommiserazione si fa strada, le emozioni si rincorrono, e la paura ancestrale di quella massa d’acqua infinita con tutti i mostri che la fantasia partorisce si fa più grande ogni momento.
Eppure Alex ce l’ha fatta. Alex ha vinto. Ha vinto soprattutto perché, prostrato e al limite della sopravvivenza, ha saputo chiedere aiuto.
E potete ben immaginare quanto questa “resa” costi a un uomo che da dieci mesi rema contro ogni limite fisico e psicologico. È un’ ennesima prova di coraggio: vincere anche contro l’ ego e l’orgoglio più sfrenato che l’avrebbe portato a morire piuttosto che cedere.
Per questo rendo onore ad Alex, e alla sua compagna, che l’ ha seguito e assistito per tutto questo viaggio ad affrontare la paura dell’ignoto. Credo che si sia “arreso” anche per lei.
E questo è un buon segnale, quello che distingue gli uomini di coraggio dagli altri.
Quelli che, guardando a viso aperto la morte, amano più di tutto la vita. E la sanno vivere per intero.
Oggi Alex parlerà alla stampa. Probabilmente tutte le TV – per un giorno o due –
ne esalteranno l’ impresa. Vi esorto però a non ascoltare i giornalisti che cercano il “colore” per il loro pezzo, ma a guardare quell’uomo negli occhi.
Scoprirete qualcosa di grande e dolcissimmo".

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