domenica 25 gennaio 2009

Canale d'Otranto in MIX 5000




Leuca. I primi di settembre 2007.
Sono le 4, qui al bar non c’è più quasi nessuno. Il problema è che non abbiamo voglia di dormire. Ma di partire.
Torniamo a casa. Mi vesto come se devo andare in spiaggia e infilo nello zaino: pantaloni, giacca della cerata (mica tanto cerata, me ne accorgerò), coltellino e bussola da campeggio. Ok, qui non mi serve più niente. Ora alla sede (Smaré). Prendo: 3 birre, una scatoletta di tonno, dei razzi di segnalazione scaduti. E siccome non bisogna correre rischi inutili prendo un’altra birra e mentre la bevo do un’occhiata al meteo, il vento è buono, il mare… vedremo. Meglio lasciare qualche segnale anche; su un post-it minuscolo giallo con una calligrafia da prescrizione medica scrivo “rotta 90°” e lo lascio sulla scrivania. Chi vuoi che non si accorga del messaggio e chi vuoi che non capisca cosa significa e chi l’ha scritto? E’ proprio tutto, possiamo andare. E giù per il sentiero che porta alla spiaggia e alle barche ancorate sugli scogli vicino.
Ecco Neve. Acqua fino alle ginocchia per arrivarci. Zaino “sottocoperta” e fuori le vele. Armo randa e il fiocco ma lo imbroglio, se ci serve lo tiriamo su. C’è un 4 cv sulla mia barchetta a vela di 5 metri, non so quanta benzina per cui è meglio risparmiarla. Mollo ormeggi a poppa e lascio che il vento N-NE metta la prua al vento. Su la randa, molla ormeggi a prua e vai. Si esce dal porto a vela noi, anche col buio. Sono le 5 e tra poco sorge il sole. La barca fila e con un paio di strambate siamo già oltre il Meliso con la prua ad est.
Fantastico. Un’alba meravigliosa. Che colori. E che emozione. Indescrivibile. Davanti al sole che sale nitide la costa le montagne dell’albania sembrano vicinissime si possono quasi toccare. Ed ecco Fanò, sono solo 48 miglia.
Il sole è ormai fuori dal mare, se si voleva vedere l’alba ora si può anche tornare indietro, ma ormai ci siamo. Arrotolo una sigaretta e bevo una birra. Continuiamo un altro po’, andiamo avanti. Per di più c’è un bel vento sui 20 nodi, la barca fila, basta mollare un po la scotta sotto raffica, e le onde, un metro e mezzo due non danno fastidio, la barca sale e scende dolcemente.
Il tempo passa veloce che non te ne accorgi, le sei, le otto, le dieci. Ogni tanto uno sguardo alla bussola appesa al collo. La rotta è giusta. L’altra sponda è li ancora visibile e sempre più vicina. Dietro invece il salento è una striscia sottile, appena percepibile. Siamo in mezzo al canale d’Otranto! Mi viene da proseguire, arrivare dall’altra parte.
C’è bisogno di comunicare. Il cellulare prende a tratti il segnale della rete greca. Allora sms a Gabriele, dai prendi Elissa e vieni anche tu… Ma nessuna risposta. Invece dopo un po mi chiama Maurizio, vuol uscire a fare un giro in barca, ma la barca non c’è, dai Federico vieni a prendermi. Non è così semplice Maurizio, ci vuole un po di tempo… e gli spiego la situazione. Non ci crede ovviamente. E quando richiama e gli risponde una voce automatica di qualche operatore greco, bhe anche dietro al Ciolo si prende la rete Greca no? E’ uno scherzo, anche perché il mare è incazzato e c’è troppo vento, è uno scherzo, stai nascosto chissà dove adesso prendo la barchetta a motore e ti trovo. Non mi trova e inizia a preoccuparsi, dai Gabriele andiamo incontro a Federico. Ma Gabriele non ci pensa affatto (grazie per la fiducia!). Mi dispiace Maurizio, una domenica pessima per te. Le telefonate quando prende sono più intense. Non sappiamo che fare, sarebbe bello arrivare dall’altra parte, ci siamo quasi, ma poi? Che dico siamo a Fanò per una cenetta si torna domani? Tanto più che non ho che 5 euro nel portafogli e non penso che accettino carta di credito. Ok allora si torna, un po dispiace ma meglio così. A mezzogiorno una virata, l’unica dopo 7 ore. A una media di 5 nodi: 7x5=35 miglia percorse, Fanò era proprio lì. Allora vediamo, adesso rotta 270° e magari è meglio anche un po più su. Non si vede terra e non se ne vedrà per 2 ore infinite.
Epilogo
Ci siamo, sono le 17, mancano poche miglia, ormai siamo vicini. Ma il vento è calato, giù la randa e vai col motore. Vicino al Meliso c’è Gabriele su Elissa con Lucia e Chiara, salutano, Fede vuoi qualcosa? Saluto con la mano e sforzo un sorriso, ma sono troppo stanco e teso. Dodici ore e più al timone, ho il culo piatto! Alle 18,30 sono nel mio letto, le vele piegate e la barca lavata. Dormirò fino al giorno dopo.
Se a volte ho usato il plurale è perché con me c’era qualcuno, non so, la mia buona stella o il mio angelo custode che mi hanno accompagnato. La settimana dopo il timone si è rotto! Senza conseguenze, eravamo vicini a Leuca.
Per il resto è stata una bella avventura. Ecco alcuni dettagli delle ore trascorse a bordo: oltre alle 3 birre ho bevuto anche un litro d’acqua che era in cambusa e tarallini che non mancano mai grazie a Maurizio. Alle 10 la mia cerata era zuppa per le onde che si frangevano alle mie spalle, la tragedia è che avevo il tabacco in tasca e si è bagnato anche lui cosicchè niente fumo per tutto il resto della giornata. L’unica volta che ho avuto un po paura e mi sono aggrappato al bordo della barca è quando 20 metri davanti alla prua mi ha attraversato una pinna bella grande tipo film lo squalo. Il fiocco non l’ho tirato su, c’era abbastanza da fare anche solo con la randa. La barca si è comportata benissimo, all’andata una bolina larga e al ritorno una planata continua di lasco finchè mi ha accompagnato il vento.
Un’esperienza bellissima, da ripetere arrivando però dall’altra parte; questo fatto che sono tornato indietro quando ero così vicino mi ha frustrato un po. Ma la prossima volta penso che oltre alla mia buona stella vorrò qualche persona fisica accanto a me, e tutto l’equipaggiamento che richiede una traversata del canale!
Federico

4 commenti:

  1. non c'è che dire!!!!..la tua buona stella ha avuto un gran da fare quel giorno!ammiro tanto il tuo coraggio caro fede e la fiducia che hai nell'amico Mare..

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  2. ciao federico, cerchi equipaggio???? eccomi!
    però la prox volta bisognerà portare qualche birra in piu'...magari anche qualche frisella..non dico molto..
    sono anni che ci penso, ma la mia deriva era un vero rottame e ho lasciato perdere...
    antonio negro

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  3. bel racconto, complimenti per il coraggio e tante bacchettate sulle mani per l'imprudenza, almeno il minimo indispensabile di dotazioni ci vuole...

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