giovedì 29 gennaio 2009

Roland Jourdain perde il bulbo


Roland Jourdain è in avaria a 1700 miglia dal traguardo.

Probabilmente a causa dell'impatto con un cetaceo la chiglia della sua barca ha perso il bulbo. Il navigatore ora cerca di raggiungere l'arcipelago portoghese per effettuare, se possibile, le riparazioni necessarie a riprendere il cammino verso Les Sables d'Olonne.

Chissà se riuscirà a terminare la regata, ma è certo che veder sfumare tutto il lavoro, quando si è al secondo posto, non dev'essere facile da digerire.

mercoledì 28 gennaio 2009

Un uomo di coraggio

Scritto da Mauro Maggio

"Alex ha vinto. Alex è arrivato dove un uomo di coraggio può arrivare: al limite estremo di sé. Ed è sopravvissuto. Non ha raggiunto l’obbiettivo prefissato, ma è arrivato fino al fondo di quanto poteva.
Per questo – credo davvero – ha vinto ampiamente la sua battaglia. Onore ad Alex.
Esattamente due mesi fa, il 14 ottobre, scrivevo di lui e della sua straordinaria impresa (vedi qui). Salpato lo scorso 21 febbraio dal Perù, per raggiungere (su una barca a remi!) Sidney,
in Australia, dopo diecimila miglia marine(circa19.000 Km) di oceano.
Beh, i giornali dicono che “si è arreso” a 65 miglia dalla meta (poco più di 120 km, dopo averne percorsi oltre 18.000…). In realtà lui è arrivato fino alla fine, poiché il limite (e che limite, quasi
inumano!) era solo dentro di lui. La meta prefissata non era che un punto segnato su una mappa, ma il raggiungimento reale era un altro punto, impresso a lettere di fuoco nel suo cuore.
Diecimila miglia marine sono un numero, anche elegante da leggersi. Ma per lui sono stati dieci mesi di freddo, fatica, vesciche alle mani, cibi liofilizzati, sale dovunque – sulle labbra, nel naso, a bruciare gli occhi – e ogni cosa sempre fradicia, giorno e notte, senza requie. A un certo punto il cervello dice “basta”, l’autocommiserazione si fa strada, le emozioni si rincorrono, e la paura ancestrale di quella massa d’acqua infinita con tutti i mostri che la fantasia partorisce si fa più grande ogni momento.
Eppure Alex ce l’ha fatta. Alex ha vinto. Ha vinto soprattutto perché, prostrato e al limite della sopravvivenza, ha saputo chiedere aiuto.
E potete ben immaginare quanto questa “resa” costi a un uomo che da dieci mesi rema contro ogni limite fisico e psicologico. È un’ ennesima prova di coraggio: vincere anche contro l’ ego e l’orgoglio più sfrenato che l’avrebbe portato a morire piuttosto che cedere.
Per questo rendo onore ad Alex, e alla sua compagna, che l’ ha seguito e assistito per tutto questo viaggio ad affrontare la paura dell’ignoto. Credo che si sia “arreso” anche per lei.
E questo è un buon segnale, quello che distingue gli uomini di coraggio dagli altri.
Quelli che, guardando a viso aperto la morte, amano più di tutto la vita. E la sanno vivere per intero.
Oggi Alex parlerà alla stampa. Probabilmente tutte le TV – per un giorno o due –
ne esalteranno l’ impresa. Vi esorto però a non ascoltare i giornalisti che cercano il “colore” per il loro pezzo, ma a guardare quell’uomo negli occhi.
Scoprirete qualcosa di grande e dolcissimmo".

domenica 25 gennaio 2009

Canale d'Otranto in MIX 5000




Leuca. I primi di settembre 2007.
Sono le 4, qui al bar non c’è più quasi nessuno. Il problema è che non abbiamo voglia di dormire. Ma di partire.
Torniamo a casa. Mi vesto come se devo andare in spiaggia e infilo nello zaino: pantaloni, giacca della cerata (mica tanto cerata, me ne accorgerò), coltellino e bussola da campeggio. Ok, qui non mi serve più niente. Ora alla sede (Smaré). Prendo: 3 birre, una scatoletta di tonno, dei razzi di segnalazione scaduti. E siccome non bisogna correre rischi inutili prendo un’altra birra e mentre la bevo do un’occhiata al meteo, il vento è buono, il mare… vedremo. Meglio lasciare qualche segnale anche; su un post-it minuscolo giallo con una calligrafia da prescrizione medica scrivo “rotta 90°” e lo lascio sulla scrivania. Chi vuoi che non si accorga del messaggio e chi vuoi che non capisca cosa significa e chi l’ha scritto? E’ proprio tutto, possiamo andare. E giù per il sentiero che porta alla spiaggia e alle barche ancorate sugli scogli vicino.
Ecco Neve. Acqua fino alle ginocchia per arrivarci. Zaino “sottocoperta” e fuori le vele. Armo randa e il fiocco ma lo imbroglio, se ci serve lo tiriamo su. C’è un 4 cv sulla mia barchetta a vela di 5 metri, non so quanta benzina per cui è meglio risparmiarla. Mollo ormeggi a poppa e lascio che il vento N-NE metta la prua al vento. Su la randa, molla ormeggi a prua e vai. Si esce dal porto a vela noi, anche col buio. Sono le 5 e tra poco sorge il sole. La barca fila e con un paio di strambate siamo già oltre il Meliso con la prua ad est.
Fantastico. Un’alba meravigliosa. Che colori. E che emozione. Indescrivibile. Davanti al sole che sale nitide la costa le montagne dell’albania sembrano vicinissime si possono quasi toccare. Ed ecco Fanò, sono solo 48 miglia.
Il sole è ormai fuori dal mare, se si voleva vedere l’alba ora si può anche tornare indietro, ma ormai ci siamo. Arrotolo una sigaretta e bevo una birra. Continuiamo un altro po’, andiamo avanti. Per di più c’è un bel vento sui 20 nodi, la barca fila, basta mollare un po la scotta sotto raffica, e le onde, un metro e mezzo due non danno fastidio, la barca sale e scende dolcemente.
Il tempo passa veloce che non te ne accorgi, le sei, le otto, le dieci. Ogni tanto uno sguardo alla bussola appesa al collo. La rotta è giusta. L’altra sponda è li ancora visibile e sempre più vicina. Dietro invece il salento è una striscia sottile, appena percepibile. Siamo in mezzo al canale d’Otranto! Mi viene da proseguire, arrivare dall’altra parte.
C’è bisogno di comunicare. Il cellulare prende a tratti il segnale della rete greca. Allora sms a Gabriele, dai prendi Elissa e vieni anche tu… Ma nessuna risposta. Invece dopo un po mi chiama Maurizio, vuol uscire a fare un giro in barca, ma la barca non c’è, dai Federico vieni a prendermi. Non è così semplice Maurizio, ci vuole un po di tempo… e gli spiego la situazione. Non ci crede ovviamente. E quando richiama e gli risponde una voce automatica di qualche operatore greco, bhe anche dietro al Ciolo si prende la rete Greca no? E’ uno scherzo, anche perché il mare è incazzato e c’è troppo vento, è uno scherzo, stai nascosto chissà dove adesso prendo la barchetta a motore e ti trovo. Non mi trova e inizia a preoccuparsi, dai Gabriele andiamo incontro a Federico. Ma Gabriele non ci pensa affatto (grazie per la fiducia!). Mi dispiace Maurizio, una domenica pessima per te. Le telefonate quando prende sono più intense. Non sappiamo che fare, sarebbe bello arrivare dall’altra parte, ci siamo quasi, ma poi? Che dico siamo a Fanò per una cenetta si torna domani? Tanto più che non ho che 5 euro nel portafogli e non penso che accettino carta di credito. Ok allora si torna, un po dispiace ma meglio così. A mezzogiorno una virata, l’unica dopo 7 ore. A una media di 5 nodi: 7x5=35 miglia percorse, Fanò era proprio lì. Allora vediamo, adesso rotta 270° e magari è meglio anche un po più su. Non si vede terra e non se ne vedrà per 2 ore infinite.
Epilogo
Ci siamo, sono le 17, mancano poche miglia, ormai siamo vicini. Ma il vento è calato, giù la randa e vai col motore. Vicino al Meliso c’è Gabriele su Elissa con Lucia e Chiara, salutano, Fede vuoi qualcosa? Saluto con la mano e sforzo un sorriso, ma sono troppo stanco e teso. Dodici ore e più al timone, ho il culo piatto! Alle 18,30 sono nel mio letto, le vele piegate e la barca lavata. Dormirò fino al giorno dopo.
Se a volte ho usato il plurale è perché con me c’era qualcuno, non so, la mia buona stella o il mio angelo custode che mi hanno accompagnato. La settimana dopo il timone si è rotto! Senza conseguenze, eravamo vicini a Leuca.
Per il resto è stata una bella avventura. Ecco alcuni dettagli delle ore trascorse a bordo: oltre alle 3 birre ho bevuto anche un litro d’acqua che era in cambusa e tarallini che non mancano mai grazie a Maurizio. Alle 10 la mia cerata era zuppa per le onde che si frangevano alle mie spalle, la tragedia è che avevo il tabacco in tasca e si è bagnato anche lui cosicchè niente fumo per tutto il resto della giornata. L’unica volta che ho avuto un po paura e mi sono aggrappato al bordo della barca è quando 20 metri davanti alla prua mi ha attraversato una pinna bella grande tipo film lo squalo. Il fiocco non l’ho tirato su, c’era abbastanza da fare anche solo con la randa. La barca si è comportata benissimo, all’andata una bolina larga e al ritorno una planata continua di lasco finchè mi ha accompagnato il vento.
Un’esperienza bellissima, da ripetere arrivando però dall’altra parte; questo fatto che sono tornato indietro quando ero così vicino mi ha frustrato un po. Ma la prossima volta penso che oltre alla mia buona stella vorrò qualche persona fisica accanto a me, e tutto l’equipaggiamento che richiede una traversata del canale!
Federico

venerdì 23 gennaio 2009

MIX 5000: velocità e divertimento a vela

MIX 5000, una miscela di performance, confort e divertimento. Sono le barche che la scuola vela SMARE' utilizza per i corsi di vela dai 14 anni in sù , per il noleggio e per regate tipo match race.

CARATTERISTICHE
LFT m 5.40
LA 2.29
IMM 0.12 - 1.40
HA Albero 8.20
Randa mq 14.50
Fiocco 6.50
Gennaker 30.00
Omol CE P 1—6

Deriva a baionetta, albero rotante, bompresso retrattile


LE PANCHE COSTITUISCONO DEGLI ECCEZIONALI PRENDISOLE
QUATTRO ASOLE PORTAOGGETTI APERTE IN POZZETTO
GAVONCINO A PERTO A PRUA PER L’ANCORA
DISEGNO INNOVATIVO DI CARENA E COPERTA
ESTETICA ACCATTIVANTE




EQUILIBRARA E SENSIBILE, E MOLTO ALTRO...
PERMETTE DI NAVIGARE COMODAMENTE IN GRUPPO
MONOTIPO PER REGATE MINIALTURA E DI CLASSE
FANTASTICO DAY BOAT
PUO’ ESSERE ALATA SULLA SPIAGGIA MEDIANTE RULLI
ADATTA AL CAMPEGGIO NAUTICO
FACILE RISALITA DOPO IL BAGNO DALLO SPOILER
PICCOLA TUGA CON DUE CUCCETTE E SPAZI SOTTOCOPERTA


mercoledì 21 gennaio 2009

Nifta Maiu: da Leuca a Kos

Alla fine l’ho fatto!

Nel luglio 2006 sono partito da Leuca con la mia barchetta e, percorrendo a ritroso la rotta che gli antichi naviganti Greci battevano per raggiungere le nostre coste, sono giunto fino all’isola di Kos, patria di Ippocrate, situata proprio di fronte alla citta turca di Bodrum, l’antica Alicarnasso.

Era da un po’ di anni che ci pensavo: rimettere insieme il collage delle mie innumerevoli incursioni greche per costruire un’esperienza organica non solo dal punto di vista della navigazione a vela, ma anche sotto il profilo culturale e spirituale.

Inizialmente avevo programmato di compiere questa avventura non appena fossi andato in pensione e in questi pannicelli caldi mi ero cullato per un paio d’anni senza concludere nulla di concreto.

Poi una mattina di febbraio di un anno fa, uscendo dalla doccia avvolto nell’accappatoio, mi sono piazzato di fronte alla grande carta nautica inglese n°1439, quella che rappresenta il mediterraneo dalla Sicilia alle Cicladi e che fa bella mostra di se in una cornice di mogano all’ingresso di casa mia.



Ho cominciato a rimuginare con espressione corrucciata ed improvvisamente ho realizzato che:In pensione bisogna prima arrivarci Bisogna poi arrivarci vivi L’unica certezza è che la vita è qui ed è adesso. E allora vai, questa volta si parte!

Chiamo Renato, l’amico di Brescia, bravissimo skipper col quale ho condiviso tante esaltanti avventure marine e gli butto là l’idea: non ha bisogno di farsi pregare ed il progetto prende forma. Partiremo io a lui a fine giugno, coprendo in un sol fiato le 240 miglia che separano ( ma forse dovrei dire uniscono) Leuca da Corinto, navigando giorno e notte. Là ci raggiungeranno mia moglie e mia figlia alle quali voglio risparmiare un simile ( per loro) stress; quindi, percorrendo il mitico stretto di Corinto, ci riverseremo in Egeo attraversandolo tutto da ovest ad est fino a fronteggiare le coste turche.

Per preparare la mia barchetta all’evento non ho badato a spese: pannelli solari, terza batteria, un’infinità di carte nautiche, due GPS e, soprattutto, un corredo di vele nuove per affrontare le zampate del Meltemi, una sorta di monsone estivo che picchia duro in Egeo dai quadranti nord. E’ stato un po’ come confezionarle l’abito da sposa per il primo vero viaggio di nozze insieme: per qualcuno son soldi buttati perché quell’abito si usa una volta sola ( sì, perché anche se ci si risposa generalmente si è ingrassati di almeno 25 kg ed il vecchio abito non entra più), ma son contento di averla fatta sentire una regina!

Ma adesso, amici miei, non vorrei tediarvi con la cronaca del viaggio se non per accennare ad alcuni momenti topici. Potrei giusto far cenno all’emozione che ci ha ammutoliti nell’attraversamento dello stretto di Corinto nel trovarci sprofondati in uno stretto budello cinto da arditissime pareti friabili, preceduti da un puzzolente bastimento albanese che ci faceva assomigliare ad un topolino al seguito di un cammello macilento.

Potrei rammentare il violento groppo, con raffiche fino a 50 nodi, che ci ha beccato sotto Egina e ci ha accompagnato per buona parte della notte fino a quando stravolti, alla luce maligna di una livida alba, non siamo giunti in vista dell’isola di Sifnos con il suo villaggio di cupolette azzurre e mulini a vento, la Chora, pigramente ammiccante sul crinale del cupo monte che domina il porto. Ma più che parlarvi dei singoli luoghi vorrei piuttosto soffermarmi sugli aspetti emotivi, sulle suggestioni sensoriali e, soprattutto, sul continuo Deja vu che ha contrassegnato l’intero viaggio; non tanto un deja vu personale, quanto culturale, etnico…

Mi spiego meglio: questo viaggio ( volutamente non lo definisco, riduttivamente, crociera) è stato un tuffo nella memoria, una nuotata verso la sorgente della mia storia di uomo mediterraneo e, segnatamente, salentino. I colori, i suoni e gli odori di quelle isole profumate di timo; e le vecchiette vestite di nero; le torme di ragazzini e gli asinelli impastoiati in mezzo ai campi arsi; e la luce, la luce soprattutto, che sfavilla imperiosa e gaia su ogni cosa animata e non… Bene, tutto questo mi appartiene, attiene alla mia infanzia salentina quando, dalla finestra della mia casa di via Giotto, vedevo la vecchietta vestita di nero della casa di fronte e i miei compagni di scuola giocare a “bbulla-bbulla”; o il vecchio Uccio col suo asinello, giardiniere nella campagna di mio zio; e poi Torre Mozza, che nel ’66 si presentava con una spiaggia bianca immensa, la torre cinquecentesca, una chiesetta bianca ed un negozietto di alimentari e cianfrusaglie varie ed avrebbe potuto benissimo essere un villaggio su un’isoletta greca.


Perché, infine, questa è la convinzione che si trae: Salentini e Greci siamo tutti figli della stessa Dea Madre Mediterranea e quando ripenso ai miei studi liceali ormai lontani mi rendo conto che quell’arte e quell’epica, quell’estetica e quell’etica non potevano che nascere in quel mondo di profumi e di luce di cui il nostro Salento è in definitiva, seppur con le sue peculiarità storiche e culturali, l’estrema propaggine occidentale. Una volta, durante una passeggiata per le colline di Fanò, un vecchietto a cui avevo chiesto a gesti di poter bere, mentre mi versava in un bicchiere della fresca acqua di cisterna mi chiese da quale parte d’Italia provenissi;

“Leuca!” risposi, non senza enfasi e, per farmi capire, disegnai per terra con un ramoscello il profilo del tacco italiano indicandone poi la punta estrema.


Il suo viso cotto dal sole allora si illuminò. A gesti mi fece capire che dall’alto di Fanò , quando l’aria è tersa, loro ci vedono molto bene perché la nostra costa è più bassa e regolare rispetto alle loro aspre scogliere. Poi, mettendomi paternamente una mano su una spalla ed indicando prima il suo volto e poi il mio, mi disse con il suo buffo accento: “Una facia, una raza”.

Bene, non mi vergogno a dire che mi sono profondamente commosso e che da allora io, pur europeista convinto, mi son reso conto che la nostra integrazione alla casa europea non può avvenire che attraverso il pieno recupero della nostra identità, spesso negletta, che è un’identità mediterranea o, per essere più precisi, mediterranea orientale capace di evocare identiche emozioni e suggestioni da Torre Mozza a Cipro.

Infine un ultimo episodio. Levitha, minuscola isola delle Cicladi orientali dotata di una splendida baia naturale ridossata dal Meltemi , presenta nel suo cuore una minuscola radura coltivabile circondata da una corona di rocce impervie brulicanti di caprette nane.

Qui, in una masseria bianca con finestrelle azzurre e pergolato, vive un patriarca pescatore che con la sua paranzetta esce a pesca ogni dì mentre i suoi due figli maschi, con le rispettive famiglie traboccanti di bambini, si son riconvertiti imprenditori. Infatti uno di loro ha posizionato dieci gavitelli nella baia e li affitta per 5 modesti euro ai velisti che giungono al tramonto, stanchi dopo una impegnativa navigazione alla volta del Dodecaneso. Si avvicina alle barche in transito a bordo di una lancia con a prua un bambino di circa sette anni che gestisce la manovra di accostamento. Chiede gentilmente se si è interessati al gavitello, se sì riscuote e quindi raccoglie prenotazioni per il “restoràn”, cioè per la masseria dove l’altro fratello e le due mogli hanno organizzato dei tavolini sotto il pergolato e dove servono il pesce pescato dal nonno, carne di capretto, olive nere e i prodotti dell’orto.

L’energia elettrica è garantita da una batteria di pannelli solari e da un grosso generatore eolico, più che sufficienti al fabbisogno energetico in un posto dove sole e vento non mancano mai…

Ecco, nella loro primitiva semplicità questa piccola comunità mi ha dimostrato come sia possibile acquisire una mentalità imprenditoriale nel settore turistico senza dover minimamente rinunciare alle proprie prerogative identitarie .

Quando passeggio sul lungomare di Torre San Giovanni, che sembra il corso principale di Honk-Kong, mi viene in mente il modello greco e penso che, per il Grande Salento, ancora tanta strada dobbiamo fare…

Forse tutti dovremmo cominciare a riflettere un po’.


Michele P.

martedì 20 gennaio 2009

Luca Tosi: MINITRANSAT 2009


La sfida veneziana alla minitransat 2009

Luca Tosi veneziano doc, 22 anni spesi nel mondo della nautica, parteciperà alla prossima transat 650, una regata transoceanica in solitario su barche di 6,5 metri!!!

La regata è a numero chiuso – sono ammessi solo 84 minitransat – ed il criterio di selezione consiste nelle miglia realizzate sulla barca con cui si vuole partecipare.

Affrontare una sfida così impegnativa necessita una preparazione lunga e difficile, determinata dal buon senso e dal regolamento decretato dall’organizzazione Classe Minitransat Francese, che dopo l’edizione del 1999, ha innalzato i requisiti minimi richiesti per accedere alla competizione per garantire una maggiore affidabilità degli skipper e delle barche che devono sottostare ad un rigidoregolamento di sicurezza.

Questo regolamento prevede tra l’altro l’aver compiuto 1.000 miglia di regate riconosciute dalla classe e di 1.000 miglia non stop in solitario certificate sulla barca che poi si userà per fare la Minitransat.

Oltre all’allenamento per la regata lo skipper dovrà lavorare con impegno per una preparazione fisica e psicologica notevole: nei periodi a terra è previsto un fitto calendario settimanale di corse, palestra, piscina, accompagnato da uno studio di meteorologia, primo soccorso, carteggio, tattica, studio di altre regate e della preparazione di tutti quei piccoli dettagli che possono fare la differenza.

Buon Vento Luca, seguiremo la tua sfida.

lunedì 19 gennaio 2009

Scuola di vela,di giochi, di vita


La grande avventura dei campi scuola, nello splendido scenario in cui si trova la scuola vela Smarè,mi ha coinvolto ed entusiasmato particolarmente.
Tutto è nato per caso,la mia passione per l'arte e l' esperienza con laboratori per bambini, mi ha fatto imbattere nell'occasione di poter collaborare con Smarè nelle attività con i ragazzi dei campi scuola...è stato amore a prima vista!!!Le persone che vivono Smarè e quelle che vi ruotano intorno arricchiscono quel luogo, come un porto di mare con le sue molteplici storie.Avevo progettato tutto nei minimi particolari per il primo campo scuola,un calendario delle attività, che avrebbe portato i ragazzi a creare numerosi manufatti con materiale di recupero, percorsi naturalistici lungo il litorale per riconoscere piante spontanee,e via dicendo..tutto senza aver fatto i conti con l'intensità e la fatica delle torride giornate estive!non avrei potuto pretendere grande attenzione
dai bambini dopo una faticosa giornata di mare...ed è così che sono cominciati i giochi!
"...quelle dita curiose, quegli occhi indagatori, quei corpicini così carichi di energia, quelle intelligenze assorbenti, sono come l'acqua:si espandono, se trovano chi li ascolta, chi conosce le intime voglie e ne asseconda le aspettative..." passeggiate lungo i pontili che costeggiano il mare di leuca,battute di pesca al tramonto con canne improvvisate e costruite da noi, le mani in pasta di terracotta....litigi e risate;abbiamo condiviso tutto e sei giorni sono sembrati lunghissimi,per le numerose attività e per le belle amicizie, e brevi allo stesso tempo;perchè tutti avrebbero voluto restare ancora e continuare la fantastica avventura!..scuola di vela, di giochi e di vita; i giorni a Smarè fanno crescere ciurme di piccoli uomini rispettosi degli altri e dell'ambiente che li ospita!!una bellissima esperienza ,per i bambini che l'hanno vissuta, e per me che l'ho condivisa.
E non resta che aspettare il ritorno della bella stagione per tornare a Smarè e ricominciare a Giocare.
Daniela

venerdì 16 gennaio 2009

Imbarco gratis ai Caraibi


Da Francesco Rizzi dai Caraibi:


Buongiorno carissimi. C'é la possibilità di navigare qualche giorno ( circa una settimana ) gratis in Brasile.

Un carissimo amico, Marco Volpe, che é bravissimo velista ed istruttore di vela da una vita, cerca qualcuno per trasferire la sua barca da Fortaleza a Salvador.

Qui sotto trascrivo la sua mail. Se qualcuno ha tempo e voglia, sarebbe una bellissima esperienza di vela e di navigazione.

Chi fosse interessato può contattare direttamente Marco all'indirizzo mpgvolpe@gmail.com oppure scrivere a me.Uncaro saluto a tutti e, ovviamente, Buon Vento.


Franco PICCININI

347 8062956




Sono bloccato qui a Fortaleza da circa un mese, senza più equipaggio.

Qui il marina è bello ma il costo è un po' troppo elevato e non riesco nè a navigare nè ad andarmene nella direzione che vorrei, cioè verso Natal che è a sud-est perchè sono ben 250 miglia controvento e controcorrente senza nè ridossi nè affidabili punti di fermata intermedi.

La missione non è impossibile, con equipaggio normale, soprattutto perchè sta per entrare il loro cosiddetto "inverno" (la stagione delle piogge) in cui l'aliseo molla e gira da nord-est.

Ma io non me la sento più di farla da solo, non ho più il fisico.

E' un vero peccato perchè da Natal in giù l'aliseo e la corrente girano a favore ed in una settimana scarsa si arriverebbe a Salvador dove ci sono innumerevoli marina, sicuri e a basso costo, in una baia ridossata, quella di Tutti i Santi, che è la seconda più estesa del mondo.

Quanto a bellezza, c'è chi dice che è addirittura la prima.

In questa stagione i voli con Travelandia e la Livingston (ex lauda-Air) hanno prezzi stracciatissimi, anche inferiori a 1000 euro.Tu hai ancora un considerevole giro di amici che magari avrebbero piacere di navigare in questi posti, belli e molto meno conosciuti.

Io non pretendo granchè, nel senso che non desidero vivere da professionista della vela .

Vorrei solo essere alleggerito delle spese, non fare del charter.

A Salvador il miglior marina, Aratu, costa solo 4 euro al giorno, qui a Fortaleza ben 25 (per mancanza di concorrenza).

giovedì 15 gennaio 2009

Tempesta a Capo Horn




"E' la più grande depressione nelle vicinanze degli ultimi tre mesi ", dice Sylvain Mondon da Météo France. "Da molto tempo non si incontravano delle condimeteo simili in una regata. Questo è il tipo di depressione che lo scorso ha costretto Gitana 13 a cercare riparo per un periodo di cinque giorni, durante il suo record New York-San Francisco. "Chiaramente, la depressione Forza 11 genera localmente nella sua metà settentrionale raffiche da 70 a 85 nodi con onde di 11 metri. Non è il passaggio di Capo Horn in se stesso il pericolo più alto, ma sia l'isola di Stato che lo Stretto di Le Maire che sembrano impraticabili.


Per Sylvain Mondon, l'unica soluzione per i tre marinai nella zona è "raggiungere un rifugio nella Terra del Fuoco, quando i venti soffiano da nord, poi lentamente seguire una rotta verso l'isola al largo dopo il passaggio a sud ovest lasciando la depressione prima. "Brian Thompson ha attraversato Capo Horn alle 4:15 di questa mattina, con solo 6 nodi di vento e ha tempo per decidere la sua strategia. Per Arnaud e Dee, che passeranno Capo Horn questa sera, la situazione è molto più severa.


Campi estivi: non solo vela!!!











14.01.2009 Nubifragio a Leuca






Ancora pioggia, ancora vento e mareggiate....un inverno, questo del 2009, che sembra non voglia dar tregua al basso Salento. Dopo le tre mareggiate di dicembre che hanno provocato seri danni alle strutture e alle imbarcazioni, un nubifragio si è abbattuto ieri nella zona del capo di Leuca.
Il bilancio è di strade bloccate, un treno deragliato, allagamenti di campi e scantinati .
I canali che sfociano a Leuca sono stati interessati da una piena che ha riversato in mare una notevole quantità di detriti e danneggiato seriamente i supporti della nuova passerella che costeggia lo specchio acqueo, costruita poco prima della scorsa stagione, diventata ora in alcuni punti, un ponte tibetano.



venerdì 9 gennaio 2009

Campi estivi Smarè

Che bella esperienza!!! Abbiamo trascorso delle settimane fantastiche in compagnia di queste piccole pesti.
In mare come a terra, energia, coraggio, sfrontatezza, a volte timidezza sono stati gli ingredienti che hanno condito le giornate trascorse durante i campi estivi Smarè 2008.
Una stagione è passata, pensiamo già alla prossima in cui riverseremo tutta l'esperienza accumulata per vivere ancora insieme, momenti di grande divertimento, affiatamento ed amicizia.


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www.smare.it info@smare.it

venerdì 2 gennaio 2009

Leuca: oggetto galleggiante non identificato


Guarda cos'ha restituito il mare... un enorme serbatoio, circa 18 metri, in acciaio se ne andava tranquillo alla deriva, costituendo un enorme pericolo per la navigazione.

Alcuni pescatori di Torre Vado hanno notato l'oggetto misterioso ed hanno avvertito le autorità.

Il serbatoio è stato trainato fino al porto di Leuca dalla Capitaneria di Porto, che ha provveduto poi ad alarlo, tramite travel lift, e sistemarlo in banchina.

Si pensa che, nel corso dell'ultima mareggiata, una nave lo abbia perduto in mare.